Close

+Gusto #WithRefugees al Be Pop

Il 30 giugno 2021 si è tenuta la terza edizione del food festival +Gusto #WithRefugees con il finanziamento e il sostegno dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Ad ospitare la serata è stata la rassegna Be Pop che ogni estate si svolge ai tavolini del Caffè Nemorense a Roma. L’evento è stata l’occasione per conoscere alcune realtà tra i progetti di inserimento lavorativo ed inclusione dei rifugiati nel campo della ristorazione della capitale.

L’importanza del +Gusto food festival #WhitRefugees

Il sole sta tramontando nel verde del Parco Nemorense. Una morbida luce color oro accarezza  i volti delle persone che chiacchierano davanti ad un aperitivo mentre, sullo sfondo, i bambini schiamazzano e giocano a rincorrersi. Dopo tanto tempo sembra finalmente di vedere un germoglio di rinascita in questa calda estate romana.

Dopo un lungo tempo di restrizioni, anche noi di Large Movements abbiamo potuto incontrarci e vivere un’esperienza volta a creare comunità: il +Gusto #Withrefugees.  Il food festival, giunto alla sua terza edizione, riunisce i progetti di inclusione nel campo della ristorazione. Un tema che noi abbiamo molto a cuore e che raccontiamo spesso nell’ambito della rubrica Gastroculturalismo.

Cristina Franchini, addetta alle relazioni esterne per UNHCR, ci introduce al festival e ci spiega che rappresenta un momento di “festa” nell’ambito delle celebrazioni per la giornata mondiale del rifugiato. Queste celebrazioni hanno un duplice scopo: 1) invitare a riflettere sulla situazione delle persone sfollate (ad oggi 82 milioni) e sulle sfide che affrontano; 2) offrire un’immagine del rifugiato diversa da quella mainstream dei media.

+Gusto #Withrefugees vuole celebrare la possibilità che la cucina offre nello stimolare la partecipazione attiva dei rifugiati e mostrare la forza dell’impresa e del fare impresa dei migranti, al fine di favorire i processi di inclusione. Il festival, ci spiega Cristina, vuole celebrare le attività avviate dai rifugiati, restituendo così un’immagine ben diversa di quela del migrante sofferente e bisognoso, come nel caso degli sbarchi. In altre parole si vuole restituire, attraverso l’immagine dell’imprenditorialità migrante, la dignità a persone che sono state costrette a lasciare la propria casa. Cristina ci dice che lo scopo del festival è quello di far capire che i rifugiati hanno i mezzi e le risorse per ricostruirsi una vita in un altro paese, dopo aver vissuto il trauma dell’abbandono del proprio.

Infine Cristina racconta che il +Gusto #Withrefugees è un festival che viene organizzato dal 2018 per mostrare che i rifugiati possono essere imprenditori e cittadini, non solo dei cuochi. Questo festival serve a ricordare alle istituzioni l’importanza di accogliere e garantire la protezione a chi è costretto a lasciare il proprio paese.

Questo festival, aggiungiamo noi, mostra come l’impresa e la gastronomia possono dare a degli esseri umani la possibilità di potersi autodeterminare, di potersi creare alternative e di non sentirsi “inutili” come un corpo stipato in mezzo ad altri corpi.

La terza edizione del food festival al Be Pop

Nelle edizioni precedenti Parco Nemorense ha accolto fino a 12 stand con le realtà gastronomiche multietniche di Roma. Quest’anno, con lo scopo di evitare la diffusione del Covid-19, gli organizzatori hanno optato per una “edizione ristretta”.

Al Be Pop 2021 hanno partecipato quattro ristoranti ma il gusto non aveva nulla da invidiare agli anni precedenti. Sul palco del Be Pop si sono presentati: Hummus Town; ASCS con la cucina della comunità venezuelana; Asmara, ristorante eritreo ed etiope; Bazar Taverna Curdo Napoletana.

HummusTown è un’esperienza nata nel 2017 con lo scopo di includere i rifugiati siriani. Il progetto parte dalla consapevolezza che la guerra toglie tutto e che milioni di rifugiati siriani si trovano a vivere in un posto nuovo con una cultura e una tradizione diversa. HummusTown poggia sull’idea che il modo migliore per accogliere questi rifugiati è quello di far loro guadagnare un reddito onesto e dignitoso, portando la propria deliziosa tradizione culinaria siriana nelle tavole italiane. Nelle cucine di HummusTown lavorano 5 donne siriane che, prima di questa esperienza, cucinavano solo per i propri figli.

Oggi queste donne hanno di fatto adottato le famiglie romane per cui cucinano attraverso il servizio di catering.

L’ASCS (Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo) ha portato la cucina della comunità venezuelana tra i tavoli del Caffè Nemorense. La presenza della comunità venezuelana ci ricorda una delle più grandi crisi ancora in atto, quella del Venezuela. Molte mamme venezuelane sono venute in Italia per poter curare i propri bambini malati di leucemia. La crisi in Venezuela è così acuta che queste famiglie non riescono ad accedere all’assistenza sanitaria nel proprio paese natale. Nonostante ciò le donne venezuelane hanno molto entusiasmo, vogliono lavorare e cucinare per costruire autonomamente un futuro per sé stesse ed i propri figli.

Il ristorante Asmara è un punto di riferimento storico a Roma per quanto riguarda la cucina del Corno d’Africa. Ioseph, proprietario del ristorante, è qui dal 1991 ed ha iniziato a lavorare per strada vendendo giornali ai semafori. Dal 2001, insieme ad altri 6 rifugiati, ha dato avvio ad un ristorante che progressivamente è divenuto di grande importanza nella scena romana.

Il nome Asmara non è casuale in quanto simboleggia l’unione tra popoli che una volta erano rivali. Il senso dell’unità e dell’unione viene inoltre trasmesso attraverso uno dei piatti forti della sua cucina, lo zighinì: carne, verdura, pane in un unico piatto.

Il Bazar Taverna Curdo Napoletana è una taverna che offre quella che gli stessi proprietari definiscono “cucina meticcia”. Il loro motto è “non fate la guerra, fate la cena!”. Questa frase può far sorridere ma ha un significato molto profondo: se cucini insieme e mangi insieme attorno ad un tavolo, non ci sono più confini. La Taverna concepisce l’accoglienza come un momento di scambio culturale e che, in quanto tale, deve essere bidirezionale e non univoco. I ragazzi del bazar vogliono dimostrare che la cucina mediorientale non ruota solamente attorno al Kebab. La cucina mediorientale è ricca e molto variegata. Per questi motivi i ragazzi della Taverna vogliono far incontrare la cucina mediorientale con la cucina occidentale, allo scopo di unire e valorizzare le differenze.

La nostra scelta gastronomica per il +Gusto #WhitRefugees 2021

É tardi ed inizia a calare il sole. L’odore del cibo e delle spezie sale sempre più prepotentemente alle narici. Abbiamo decisamente fame e decidiamo di avvicinarci al bancone per prendere i gettoni targati UNHCR. Tutto il ricavato viene devoluto alle associazioni che hanno partecipato e sosterrà i loro progetti. Un motivo in più per decidere di fermarsi e assaggiare i piatti offerti nel festival.

Per questa edizione del +Gusto #WhitRefugees siamo stati conquistati dalla cucina meticcia della Taverna curdo napoletana per il significato che c’è dietro alle loro proposte. Per questo motivo prendiamo l’Acin con l’Heyderi (polpette di cous cous) e la Genovese curdo napoletana.

Le polpette di cous cous sono fatte con il succo di melagrana, il limone e le spezie (come prezzemolo, curcuma, aglio e passata di pomodoro) e vengono servite con la salsa yogurt curda. Già dai primi morsi le polpette esprimono il significato della cucina della taverna poiché il contrasto tra lo yogurt e il limone viene attenuato dalle spezie mentre dolcemente arriva il retrogusto del pomodoro. Quello che poteva essere un conflitto all’interno della bocca viene attenuato dall’equilibrio tra i sapori e l’esaltazione di ogni singolo ingrediente.

Il piatto che però ha conquistato la nostra attenzione è la Genovese Curdo Napoletana, vera espressione della cucina meticcia (da notare che non viene chiamata fusion). La Genovese è un piatto della tradizione campana composto da un sostanzioso ragù in bianco a base di carne di manzo e tantissima cipolla. Non è raro trovare questo piatto accompagnato dagli ziti, un tipo di pasta di grano duro. La versione meticcia, ovvero la Genovese Curdo Napoletana, invece è uno stracotto di pecora che viene marinata un giorno e poi servita con la salsa yogurt e il pane curdo a listarelle bruscate. Questo piatto non può che conquistare chi mangia la carne. Ogni ingrediente sembra scambiarsi il proprio calore e fondersi ognuno con le proprie caratteristiche (chi per la morbidezza e chi per la croccantezza). Ogni ingrediente si fonde con l’altro pur esaltando ogni singolo sapore.

Per noi di Large Movements la Genovese Curdo Napoletana ha ben espresso il significato che ruota attorno al +Gusto #WhitRefugees: il cibo non è solo cibo e mangiare non è solo una necessità.

Dietro al cibo ci sono una cultura ed una tradizione che non si consolidano in una granitica ricetta. Il cibo è cultura poiché ogni piatto nasce come espressione dei modi di essere di un popolo. Allo stesso modo, l’atto del mangiare cibo insieme ad altre persone racchiude un senso di tradizione comunitaria che ci permette di unirci nonostante le differenze.

Il suggerimento più importante che nasce da questo incontro è forse il seguente: le società devono imparare ad unire e a valorizzare le differenze, le anime e i corpi senza perdere l’amore.

Se ti è piaciuto l’articolo, CondividiCi!

Rainer Maria Baratti

Vice-presidente Large Movements APS | Climate Change e Migration Specialist | Dottore in Relazioni Internazionali | Blogger in Geopolitica, Geoeconomia e tematiche Migratorie | Referente LM Environment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Leave a comment
scroll to top