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STORIE DI ESSERI UMANI: Ndjock Ngana, Un patriarca in Europa

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Nella puntata di oggi di Storie di Esseri Umani intervistiamo Ndjock Ngana, sociologo e poeta camerunense che si può definire un vero e proprio patriarca in Europa.

Ma cosa vuol dire essere un patriarca in Africa?

Ndjock ci spiega che il patriarca è colui deputato ad essere depositario del sapere e delle tradizioni. Come tale, il ruolo del patriarca è quello di aiutare gli altri condividendo con loro il proprio sapere e di studiare Mbock (parola africana per descrivere l’Universo).

Ndjock ci spiega poi, il significato di questo concetto nella cultura africana e come questo viene rappresentato nelle maschere africane – spesso utilizzate in Occidente come mero oggetto decorativo.

La sua famiglia vanta numerosi patriarchi importanti, tra cui suo padre, che fu ucciso durante le guerre di indipendenza del Camerun.

Ndjock ci racconta infatti di come i colonizzatori, una volta arrivati in Camerun, tentarono di assoggettare i patriarchi in quanto depositari del sapere e quindi del potere. Gli europei chiesero loro di “piegarsi” al potere occidentale per poter conservare le loro posizioni di prestigio ma questi resistettero e guidarono invece, la guerra di indipendenza.

Prima di morire poi, il padre di Ndjock decise di mandarlo a studiare in Europa poiché in ogni famiglia di patriarca dell’epoca uno dei componenti doveva andare fuori dal Continente così da essere sicuri che almeno un membro della famiglia – depositario dei valori africani – si sarebbe salvato.

Fu così dunque, che il nostro interlocutore arrivò in Italia nel 1974 e si iscrisse all’Università.

Dal momento che era abituato a combattere per i diritti civili proprio per le sue origini, Ndjock decise di unirsi al sindacato in quanto nell’Italia degli anni ’70 quella era la struttura attraverso la quale si poteva lottare per ottenere un maggiore benessere per tutti. E’ a questo punto che ci racconta del periodo delle occupazioni, di quando riuscirono a far approvare dal Comune di Roma uno dei primi progetti veramente progressisti ed inclusivi – in quanto promuovente la convivenza tra più culture e religioni diverse – e dei motivi che portarono alla fine di un’esperienza che potenzialmente poteva essere fonte di un reale cambiamento sociale.

Questo patriarca moderno, dopo aver fatto il percorso comune a molti dei migranti odierni – che accettano ogni tipo di lavoro per poter sopravvivere e, per questo, vengono additati come “coloro che vengono a rubare il lavoro” – decide di fondare l’associazione Kel’Lam. Il nome deriva da una parola della lingua Bassa – lingua dell’etnia di Ndjock –, Kel’Lam Ra, che vuol dire “Ricerche Africane”.

Ndjock ci spiega infatti che la prima volta che ha studiato la storia africana è stata proprio in Europa ed era stato in quel momento che aveva capito l’importanza di riappropriarsi delle proprie radici – che il colonialismo aveva cercato così strenuamente di cancellare -, della propria dignità.

Riscoprendo il suo ruolo di patriarca, adattandolo al contesto europeo, Ndjock tramite Kel’Lam si occupa incessantemente di diffondere la cultura africana. I suoi target sono in primis i migranti che arrivano in Italia spesso senza sapere nulla – o veramente poco – della propria cultura, il che contribuisce al loro annichilimento ed alla loro emarginazione sociale.

Ma una delle mission più importanti di Kel’Lam, continua Ndjock, è quella di insegnare questi valori ai bambini africani nati in Italia – così che possano conoscere un po’ della cultura e delle tradizioni della terra d’origine dei propri genitori, contribuendo a generare un senso di appartenenza che è molto prezioso nel percorso di crescita e sviluppo per l’affermazione della propria identità – ma anche ai bambini italiani. Solo questo infatti, è il modo per prendere coscienza tutti insieme della bellezza e del valore aggiunto della diversità.

Durante tutta l’intervista, emerge lampante il grande senso di resilienza ed umiltà che caratterizza Ndjock Ngana. Un uomo che ha fatto della diffusione del sapere e della cultura una missione di vita, così come i suoi antenati prima di lui, e che ha voluto continuare questo compito prezioso – riadattandolo al contesto – in una terra dove, seppur rintracciare le tradizioni africane sia più difficile, tale ruolo è fondamentale per contribuire a contrastare le derive xenofobe attuali. Derive che, secondo Ndjcok, si possono abbattere pazientemente dedicandosi alla diffusione del sapere e della conoscenza.

Noi di Large Movements vi invitiamo quindi ad ascoltare questa preziosa intervista, che raccoglie le testimonianze di un esempio eccellente di dialogo tra i popoli.

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Martina Bossi

Presidente Large Movements APS

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