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OCEAM: un’idea giovane per i giovani

OCEAM

De-briefing OCEAM

Si sente spesso dire tra le persone che il futuro è dei giovani, infatti sono sempre di più le idee messe insieme dai gruppi di ragazzi e che crescono giorno dopo giorno, ed è grazie a questo meccanismo virtuoso che inizia questa storia.

Il problema migranti è sulla bocca di tutti, senza conoscere le storie degli stessi o senza capirle, quindi alcuni ragazzi della Onlus Diritti Al Cuore hanno cercato di dare vita alle loro voci che spesso rimangono mute. Questo gruppo è riuscito a partorire un’idea che oggi si chiama OCEAM (acronimo di oltre i confini e al di là del mare) ed è un gioco di ruolo per ragazzi liceali volto a sensibilizzarli sulla questione dei migranti.

Per capire meglio questa iniziativa abbiamo chiesto informazioni ad uno dei referenti, Andrea Imperiale, che di sicuro saprà descrivercela.

Che cos’è OCEAM in poche parole?

È un progetto di sensibilizzazione sul tema migranti e migrazioni, sostenuto dall’associazione Diritti al Cuore Onlus che da anni è impegnata sul tema dell’immigrazione e in progetti di cooperazione internazionale in ambito socio-sanitario in Senegal, Gambia e Italia. Sostanzialmente è un progetto didattico interattivo rivolto principalmente agli studenti degli ultimi 2 anni delle scuole superiori.

Quando e come è nato il progetto OCEAM?

L’idea di OCEAM è nata nell’ottobre 2018, quando la primissima versione veniva condivisa con alcune classi che si trovavano, insieme a parte del nostro staff di Diritti al Cuore, a Lampedusa per partecipare alla giornata della memoria e dell’accoglienza organizzata dal Comitato Tre Ottobre, in ricordo del tragico naufragio avvenuto nel 2013. Da questa prima versione il progetto ha iniziato a prendere sempre più forma e si è costruita un’equipe di esperti in vari campi che hanno scelto di comune accordo di proporlo alle scuole in particolare al liceo.

Che cosa fate nella vita e che cosa vi ha spinto a creare tutto questo?

Oltre ad essere ragazzi che si occupano di diversi settori relativi al tema del progetto (cooperazione internazionale, geografi, assistenti sociali), siamo partiti da una base che ci accomuna, ovvero le esperienze di volontariato vissute con Salute Migrante (altro progetto di Diritti al Cuore) con il quale siamo entrati direttamente in contatto con le storie di vita dei migranti in transito per Roma. Abbiamo capito che il progetto che stava per nascere poteva contribuire alla situazione di salute dei migranti al livello sociale, migliorandone l’immagine sfocata e colpevolizzata che passa nel mainstream.

Tra tutte le persone che si potevano prendere come interpreti, perché nel vostro progetto avete puntato tutto sui liceali?

In generale riconosciamo la scuola come il fulcro della società, il luogo in cui si formano le persone del domani e il loro approccio al mondo. In particolare abbiamo scelto questa specifica categoria di studenti, soprattutto degli ultimi due anni di liceo, poiché si stanno avvicinando alla responsabilità civile del voto e stanno diventando sempre più cittadini attivi. Per di più essendo l’equipe di volontari composta da ragazzi tra i 22 e i 29 anni volevamo avvicinarci a quella che è la generazione più vicina a noi e forse la più facile da approcciare.

Perché avete deciso di fare un gioco di ruolo?

Abbiamo deciso di intraprendere questa strada pensando che presentare semplicemente dati o fatti con una lezione frontale a ragazzi che non hanno lo stesso nostro background non fosse il miglior modo per catturare la loro attenzione. Questo pensiero ci ha portato a cercare un nuovo modo per diffondere il nostro messaggio in una maniera più forte e duratura e abbiamo trovato questa opportunità nel gioco di ruolo. Quest’ultimo, infatti è un modo per far provare in prima persona le sensazioni e le storie che appartengono a qualcun altro, in particolare, nel nostro caso, cerchiamo di far rivivere il viaggio dei migranti dal momento della partenza fino all’attracco a Lampedusa. Consegniamo un’identità ad ogni ragazzo e ragazza differenziandoli a seconda della provenienza e di caratteristiche varie utili per descrivere i vari scenari. Ad esempio abbiamo incluso tra i personaggi una donna incinta, un anziano, un cieco, delle famiglie, un minore non accompagnato, ecc.. Abbiamo deciso di includere personaggi con nazionalità senegalesi, eritree e nigeriane basandoci sulle statistiche dei flussi migratori e per differenziare la loro situazione geopolitica e giuridica.

Cos’è che rende l’esperienza più realistica?

Il gioco è basato sulla tratta migratoria africana orientale. Partendo dall’Eritrea i migranti(gli alunni) arrivano fino Lampedusa, passando per i confini corrotti del Sudan, per i pericolosi deserti dell’Egitto e per le prigioni libiche, affrontando infine l’incerto viaggio nel Mar Mediterraneo.

OCEAM è stato inizialmente autofinanziato, quindi dovevamo riuscire a creare un’ambientazione realistica con quello che avevamo a disposizione (teli, bastoni, souvenir di missioni in Senegal e così via) trasformando nel modo più efficace gli spazi delle scuole (palestre o aule magne). Ad esempio due teli diventano un mare in tempesta, delle piccole casse bluetooth differenziano i vari scenari, i suoni ripetitivi dei bastoni a terra e dei fischi delle guardie aumentano il senso di precarietà e la sensazione d’ansia che si prova lungo il viaggio.
Noi ci poniamo nel ruolo degli antagonisti, quindi gli studenti ci vedono nelle vesti delle guardie di frontiera corrotte, di scafisti, di trafficanti di organi e di milizie libiche. Data l’importanza dell’argomento e anche il forte impatto del gioco, ogni volta i ragazzi hanno la possibilità di utilizzare una parola d’ordine per interrompere l’esperienza o uscire e assistere alle fasi restanti come spettatori, nel caso in cui non se la sentissero di proseguire. Inoltre durante tutto il gioco sono sempre presenti volontari esterni alle fasi che ne controllano l’andamento per evitare situazioni di difficoltà, praticamente assenti.

Qual è stato il feedback dei ragazzi e che cosa vi ha colpito di più nelle loro reazioni?

La parte della raccolta feedback avviene immediatamente dopo l’esperimento, durante la fase più importante e riflessiva del progetto, che chiamiamo de-briefing. Questo ci permette un’elaborazione diretta delle emozioni dei ragazzi nella maniera più sincera e profonda. Infatti dividiamo questa parte in due: la prima di condivisione di gruppo delle emozioni, la seconda attraverso un piccolo questionario personale e anonimo, in modo da poter far uscire tutto ciò che magari non riescono ad esternare in pubblico insieme ai compagni di classe. Dopo alcuni giorni anche le professoresse ci inviano personalmente i loro feedback per dirci se hanno osservato cambiamenti nei loro alunni i giorni seguenti.

Fino ad ora abbiamo avuto davvero molti risultati positivi, come affermato dalle professoresse e dai ragazzi stessi di tutte le scuole che abbiamo conosciuto, anche con ragazzi che inizialmente si ponevano in maniera un po’ ostile. Ad esempio una volta un ragazzo, che ci aveva palesato il suo orientamento di destra e la sua avversione verso i migranti, a metà del gioco si ritirò perché non riusciva più a sostenere la carica emotiva. Alla fine, durante il de-briefing, si mise a piangere, ringraziandoci e dicendoci che non sapeva nulla di quello che passavano i migranti e quindi ricredendosi. Direi che questo è stato uno dei momenti che ci ha sorpresi di più e che ci ha fatto capire la vera potenza del progetto che stiamo portando avanti.

Che obiettivi vi ponete ogni volta e dove avete intenzione di arrivare?

Nel breve termine cerchiamo di far provare un sentimento di empatia verso i migranti attraverso l’enorme bagaglio di emozioni che i ragazzi provano durante le varie fasi del gioco di ruolo. Nel lungo periodo vogliamo stimolare nei ragazzi, il loro senso critico e la loro responsabilità, accompagnandoli attraverso la comprensione soprattutto del fenomeno migratorio, ma anche verso un generale atteggiamento di apertura verso il diverso e lo sconosciuto. Un atteggiamento che non si basi sulla paura o sull’odio, ma sulla solidarietà, la curiosità e l’uguaglianza.

Di solito chiedo alla classe, in quanto migranti, se si sentono sollevati dopo il loro arrivo a Lampedusa e per la loro accettazione in Italia. Spesso confermano lo stato di sollevamento, ma c’è sempre qualcuno che non è dello stesso avviso poiché questa esperienza se la porterà dietro con sé per sempre; ecco questo per noi vuol dire essere arrivati ai ragazzi e aprire le menti, vedere le storie dietro le persone e le persone dietro i numeri di cronaca.

Questa voglia di fare e di cercare di stimolare le giovani menti ci ha portato a vincere i finanziamenti della Chiesa Valdese e ad una collaborazione con Biblioteche di Roma. Ma questo non ci basta, infatti, ora come sempre, siamo al lavoro per continuare a migliorare e perfezionare il progetto OCEAM nella speranza di poterlo portare in tutta Italia.

Dopo questa intervista tramite Skype con Andrea, a causa del Covid-19, speriamo di poterli vedere in azione il più presto possibile, perchè idee come queste non devono essere mai abbandonate per non perdere quell’umanità di cui abbiamo tutti bisogno.

https://www.dirittialcuore.it/index.php/progetti-e-attivita/oceam

https://www.dirittialcuore.it/

https://www.chiesavaldese.org/

https://www.bibliotechediroma.it/

https://www.comitatotreottobre.it/

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Mattia Ignazzi

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