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“Come Pietra Paziente”: la donna afghana tra abusi ed emancipazione

Secondo voi è possibile usare l’arte drammatica come strumento di riflessione, comprensione e conoscenza di realtà lontane da noi di cui sentiamo parlare spesso ma non riusciamo ad entrare in contatto? Cosa significa veramente vivere esperienze come la guerra, la disperazione, la violenza ed i soprusi? È davvero possibile per noi comprendere la drammaticità di queste esperienze?  

Questo è quello che si sono cercati di chiedere e su cui si sono confrontati Matteo Tarrasco (regista), Alessia Navarro (protagonista), Nove Onlus Caring Humand e Rising Pari in genere, in “Come Pietra Paziente: la donna afghana tra abusi ed emancipazione”, una tavola rotonda partita dalla presentazione dell’omonimo spettacolo, moderata da Barbara Schiavulli, corrispondente di guerra, che si è soffermata sulla condizione femminile afghana e delle donne tutte.  

Come pietra paziente è una straordinaria interpretazione che comprende a fondo l’amarezza e il dolore che accompagnano da decenni le donne afghane nel tentativo di recuperare la propria dignità” dichiara Flavia Mariani, Consulente Comunicazione PR e Media Relations di Nove Onlus Caring Humans.   

La storia, trasposizione teatrale del romanzo Pietra Paziente di Atiq Rahimi, con la regia di Matteo Tarasco ed interpretata da Alessia Navarro, Fabio Appetito, Marcello Spinetta e Kabir Tavani, è ambientata in Afghanistan. Essa rappresenta un doloroso viaggio negli abusi culturali che permeano la vita della donna afghana, privata di ogni diritto e lesa attraverso la sistematica negazione della propria dignità, identità e libertà. Tra le mura di una modesta abitazione, cullata dagli incessanti rumori della guerriglia, una giovane donna assiste il marito morente, aggredito gravemente alla testa durante uno scontro armato. Di fronte all’uomo, impossibilitato a rispondere, la protagonista confessa e rivendica la propria condizione femminile, innalzando il corpo inerme a sua Pietra di Pazienza.  

Lo spettacolo ci costringe, quindi, ad entrare in una relazione intima con queste realtà dolorose e traumatiche, tramite la storia della protagonista, che si erge a simbolo di ogni abuso perpetrato ai danni del genere femminile. Un racconto, che attraverso il teatro, diviene tangibile in tutta la sua verità e violenza. Ma questa storia, in realtà, accade già ovunque. Nei luoghi dove la società patriarcale impera e non vengono creati spazi apposti al libero pensiero del genere femminile. In quei luoghi, dove, ogni volta che una donna prova a rivendicare la sua libertà ed I suoi diritti, viene discriminata ed uccisa, come dichiara Zdenka Rocco, Presidente di Rising Pari in genere. 

Raccontare la forza delle donne afghane è stato un privilegio. Ora più che mai dobbiamo tenere accesi i riflettori sulla sofferenza di quel paese perché non permetteremo che nessuno venga dimenticato. Le loro storie, dopo 20 anni che seguo l’Afghanistan, sono anche la mia storia e faremo del nostro meglio per proteggere quella cultura a cui loro tengono e che oggi è diventata un crimine del paese degli aquiloni” conclude Barbara Schiavulli.  

Il progetto è sostenuto dalla Regione Lazio con il Fondo unico 2021 sullo Spettacolo dal vivo e vanta il sostegno della Comunità Afghana in Italia, Nove Onlus, Associazione Carminella, Rising – pari in genere, Cooperativa Sociale Magliana Solidale, Casa Internazionale delle Donne, e realtà impegnate quotidianamente nella difesa dei diritti delle donne e nella costruzione di percorsi di accoglienza, inclusione, empowerment e autonomia loro dedicati. 

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