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LMTalks: Intercultura, riscoprire un nuovo metodo di approccio umano

 Con questo LM Talks abbiamo incontrato un personaggio che è riuscito ad unire la sua storia personale di migrante con la sua passione per il dialogo e la comunicazione con il prossimo, ereditata dalla sua cultura africana. Mohamed Ba è nato in Senegal, uno dei paesi dell’Africa occidentale economicamente e democraticamente più avanzato. È arrivato in Italia da ormai sedici anni e si definisce “senegaliano” perché porta con sé la sua “africanità” ma ha piacevolmente abbracciato la cultura e la tradizione della società italiana. Si sente per questo portavoce di valori, culture e tradizioni del suo paese che prova a trasmettere in Italia, cercando di “costruire un ponte” che colleghi il meglio di quello che determina il suo essere africano prima, senegaliano poi, con il meglio che il territorio che lo ospita gli offre.

L’intento di Mohamed, attraverso il suo lavoro quotidiano – che si riflette anche in questa intervista – non è insegnare qualcosa ma trasmettere ciò che lo ha spinto a lasciare il suo paese, portando con sé i valori e la cultura dell’Africa nella sua nuova vita italiana. Erede di una cultura in cui le parole e la tradizione orale “vengono scolpite nelle menti, dove non ci si limita a sentire ma ci si siede ad ascoltare”; la parola che ricorre sempre nei suoi discorsi è infatti intercultura, in quanto mezzo di trasmissione di tali valori, attraverso la sua storia di migrazione.

L’educazione nella vita di Mohamed ha rappresentato un elemento chiave per la comprensione dei fattori che ancora oggi affliggono troppe società lontane dalla nostra realtà. La resilienza di Mohamed sta proprio nell’aver compreso come lo studio possa rappresentare un vero trampolino di lancio per un futuro ma anche la forza motrice per superare le difficoltà quotidiane, partendo dalla più semplice delle mansioni casalinghe: preparare un pasto. Tuttavia, succede ancora che, per chi vive nell’estrema povertà, studio e necessità primarie non sono compatibili: per sfamare sé stessi ed i propri cari non si riesce a dedicarsi allo studio.

L’esperienza di Mohamed Ba ci fa così comprendere il ruolo chiave dell’educazione, sempre più soppresso dall’innovazione tecnologica che domina le nostre vite e lo sviluppo di nuove tecniche di avanzamento. Migrare in questo caso è sinonimo di cercare (e trovare) una vita migliore altrove, portando con sé l’enorme bagaglio di ricchezza di un paese con una storia unica quale l’Africa. È infatti grazie alla sua storia, presentata ad un concorso letterario organizzato dal consolato francese, che Mohamed Ba ha intrapreso il suo viaggio verso l’Europa.

L’etnocentrismo ha falsato la vera natura delle società lontane da quella occidentale, determinando una doppia discriminazione a causa della differente ed opposta narrazione che viene tramandata nei secoli. Testimonianze come quelle di Mohamed sono i veri e propri libri da cui ognuno di noi dovrebbe apprendere la storia di quell’Africa descritta quasi esclusivamente come terreno di colonizzazione e sopraffazione del mondo occidentale. Ciò comporta una distorsione delle realtà anche per coloro i quali studiano la storia dell’occidente dall’Africa o altre terre lontane. Mohamed racconta infatti della sua illusione di conoscere qualche “gallo nero” nella propria terra, così come non si sarebbe mai immaginato, una volta arrivato in quel della Gallia (la Francia) di non sentirsi accettato.

Da una parte, la presa di coscienza di quel triste passato di dominazione “dei bianchi sui neri” può essere il primo punto di partenza per comprendere la situazione attuale e poter quindi scrivere una nuova storia che ponga fine una volta per tutte a tali brutalità. Dall’altra parte, decostruire l’immagine dell’africano indigeno è essenziale per iniziare azioni di cooperazione e sviluppo che siano realizzino concretamente gli obiettivi che il mondo della cooperazione internazionale si è sempre posto – quantomeno in via teorica.

A partire dalla storia di Mohamed Ba si può concludere che ai fini di una nuova, efficace e costruttiva politica di integrazione, può essere determinante “trovare un baobab”, inteso come un luogo, o un elemento di unione e confronto di tutte le parti coinvolte nel processo decisionale (soprattutto i beneficiari). Per poter realizzare questo obiettivo, quello che deve essere cambiato radicalmente è il tipo di approccio alla tematica della cooperazione e dell’inclusione sociale. Approccio questo nel quale ancora predomina l’avere sull’essere e che è alla base dell’attuale ed evidente non equa distribuzione della ricchezza.

L’esperienza di Mohamed Ba è l’esempio di storia che Large Movements vuole mettere in evidenza: una persona che si è lasciata alle spalle la propria vita e le proprie origini sapendole fondere egregiamente con il nuovo contesto nel quale si è trovato a vivere, diventando così fonte di ispirazione per tutte quelle realtà associative che vogliono promuovere una politica di integrazione che sia effettiva. Noi di Large Movements ci battiamo affinché si cambi radicalmente il processo decisionale e/o legislativo afferente alle politiche migratorie perché sviluppare politiche di integrazione sociale senza prendere in considerazione la prospettiva di coloro a cui tali politiche sono indirizzate, senza conoscerne le effettive necessità, equivale a produrre leggi endemicamente prive di impatto reale.

Vogliamo iniziare ad “investire nell’interdipendenza umana”, usando le parole di Mohamed Ba.

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Laura Sacher

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