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Salvare vite non è reato: conosciamo Open Arms al Be Pop!

Lavorare ed operare come volontario in un’imbarcazione di un’organizzazione non governativa umanitaria, al largo delle coste del Mediterraneo centrale. Questa la tematica del secondo appuntamento al quale Large Movements ha partecipato della terza edizione di Be Pop. Questa volta ad intervenire sono stati Francesca Loupakis dell’ufficio comunicazioni di Open Arms Italia e Lorenzo Leonetti, chef che ha operato in diverse missioni Open Arms, nonché responsabile del Bar Nemorense che ha ospitato Be Pop con il suo progetto di inclusione e formazione lavorativa di ragazzi migranti.

Open Arms nasce nel 2015, in seguito ad un episodio alquanto toccante raccontato da Francesca Loupakis. Durante la prima grande crisi migratoria che ha colpito le coste del Mediterraneo Centrale, tutti ricordano la tragica morte di quel bambino siriano arrivato sulle coste di Lesbo, la cui immagine ha fatto il giro del mondo. Alla domanda postagli dalla figlia “perché non l’hai salvato?”, Oscar Camps decise di lanciare una campagna di crowdfunding per la fondazione di una ONG che potesse salvare vite in mare, evitando tragici arrivi di coloro che si imbarcano per un futuro migliore. Da quel giorno Open Arms ha salvato 61.5000 persone, con 82 missioni.

Francesca Loupakis ha anche raccontato dei cambiamenti delle relazioni tra le ONG ed il governo italiano, inizialmente in perfetta sinergia. Negli ultimi anni il dibattito si è inasprito e, come viene spiegato nell’intervista, Open Arms è stata più volte oggetto di fermi amministrativi da parte della capitaneria di porto in diverse località siciliane. L’ultimo è stato rimosso lo scorso 26 giugno, dopo circa due mesi di sospensione dell’attività per “carenze in materia di sicurezza della navigazione”, nel porto di Pozzallo.

Cosa vuol dire fare un’operazione di soccorso in mare? Chi sono le persone responsabili sulla barca?” Normalmente l’equipaggio principale è formato da 19 persone: il capitano, il capo missione, i soccorritori, il cuoco, coloro che si occupano della parte mediatica/ufficio stampa ed il personale sanitario, affidato all’ONG Emergency.

L’intervento di Lorenzo Leonetti ha poi testimoniato come spesso una decisione presa “all’ultimo minuto” può trasformarsi in una scelta di vita. Lorenzo ha infatti accettato l’incarico di chef per una missione con Open Arms, senza conoscere particolarmente la realtà del soccorso umanitario. Tuttavia, ha vissuto esperienze di vita, e purtroppo anche morte, che lo hanno avvicinato al mondo per il quale ogni giorno oggi combatte: un mondo di integrazione e diritto alla vita.

Per intraprendere missioni al largo del Mediterraneo, che possono durare anche mesi, è necessario avere una formazione particolare o certificati specifici di prima emergenza. Tuttavia, l’impegno a contrastare l’ancora attuale crisi migratoria può rivelarsi più semplice di quanto si immagini. Open Arms, così come la maggior parte delle ONG italiane, danno la possibilità a tutti di contribuire come volontari e rimuovere, al meno a livello morale, tutti quei muri che si stanno costruendo alle porte dell’Europa.

L’intervista di Francesca ci porta alla scoperta di Open Arms, spiegandoci anche in cosa consiste il fermo amministrativo che ha bloccato l’ONG a Pozzallo ed illustrandoci le future missioni alle quali l’ONG potrà presto partecipare.

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