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Freddy Tsimba – dal cuore dell’Africa, al cuore dell’Europa

Il potere delle parole e delle immagini in movimento è innegabile, ma fin dagli arbori della civiltà la statuaria è stata una delle forme di arte più solenne e pregna dello spirito di una terra, forse perché è alle sue forme, colori e materie che si rifà e di cui si compone.

Hanno uno spirito di legame profondo con la propria terra anche le opere di cui andiamo alla scoperta oggi, parlando delle creazioni dell’artista congolese Freddy Tsimba. Le sue sculture e opere monumentali sono piene di un significato di così grande impatto, che sembrano lasciare un’eco nella mente di chi le guarda e così accade a chi si addentra nel Museo Reale per l’Africa Centrale vicino Bruxelles, da molti considerata il cuore d’Europa.

La presenza delle opere di Freddy Tsimba in questo museo è particolarmente significativa, se si guarda alla storia di questa istituzione. Nacque come museo coloniale per volere di Re Leopoldo II, fautore e solo proprietario dello Stato Libero del Congo, uno dei sistemi coloniali più disastrosi e irrispettosi dei diritti umani tra le occupazioni europee in Africa, che provocò milioni di morti ed i cui effetti si riverberano fino ad oggi. Polo museale per l’Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1897, come parte dell’esposizione coloniale fu persino creato uno “zoo umano” in cui 267 africani “importati” (di cui 7 non sopravvissero) per l’occasione furono costretti a vivere per mostrarsi agli occhi dei visitatori.

Ora, in questi stessi spazi le opere monumentali di Freddy Tsimba si ergono con solennità e veracità, portando nel cuore d’Europa la prospettiva congolese vista dagli occhi di un’artista dalla forte sensibilità creativa e sociale. La sua arte non scaccia i fantasmi del passato di un’istituzione come il Museo in questione, che tanto sta facendo per ricrearsi e riscattarsi, ma li affronta come reali e vi si accosta mostrando il valore di una diversità che a lungo è stata denigrata e costretta al mutismo.

Per creare le sue opere, Freddy utilizza materiali inusuali ed essi stessi raccontano una storia e parlano di questioni, di problemi e della società di cui l’artista si fa portavoce ed interprete. La storia turbolenta del Congo diventa con Freddy ispirazione e messaggio per tutti quelli che guardano le sue opere in esposizioni sparse per il mondo, in una sorta di “migrazione dell’arte” che rompe le barriere sia materialmente, che nella sfera dell’immateriale.

Così, nasce una casa fatta di machete, a ricordare il trauma dei Kulunas, banda violenta che dalla metà degli anni 2000 ha fatto molte vittime in Congo usando questo tipo di armi; ed ancora sculture fatte di proiettili, coltelli, ma anche oggetti della quotidianità come chiavi e posate, che insieme formano figure umane dai tratti caratteristici dello stile di Tsimba, fortemente influenzato dall’arte africana più tradizionale, come dalla lavorazione del ferro dei fabbri congolesi.

Il nome dell’esposizione è “Mabeleelekilola! The earth, brighterthanparadise’ (la terra, più splendente del paradiso), a invitarci a vivere nel presente e ad apprezzare il mondo che ci circonda, senza proiettare i nostri sogni ed i nostri sforzi in altre dimensioni. È un titolo che vuole riconoscere in particolare la resilienza del popolo congolese, in cui bellezza e forza rinascono dalle difficoltà, ma anche invitare tutti a partecipare del proprio significato.

Infatti, nel momento in cui si entra nell’esposizione, viene chiesto di scrivere su un pezzo di carta la risposta ad un quesito solo apparentemente semplice: cos’è il paradiso per te?

A leggere le risposte lasciate dagli altri visitatori, ciò che emerge è una pervasiva somiglianza di pensiero. Molti pensano al proprio paradiso come ad una versione migliore, ma non snaturata della Terra, quindi una versione migliore di quanto già li circonda. Ed è proprio questo, ciò che Freddy Tsimba pare voler mostrare: la possibilità del paradiso, inteso come un luogo ideale, è in ciò che già si trova intorno a noi e che ci definisce, anche se tale potenzialità è oscurata da violenze, soprusi e difficoltà.

In realtà, la risposta data da molti non dovrebbe sorprendere: sono pochi coloro che vorrebbero lasciarsi tutto alle spalle, per non potervi tornare mai più.

Per concludere quindi, come l’artista anche noi vogliamo porre ai lettori la stessa domanda: cos’è, per voi, il paradiso?

Per scoprire di più sulle opere e attività di Freddy Tsimba, vi invitiamo a consultare il suo sito ufficiale: www.freddytsimba.com

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Marta Pistone

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