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MAd’O – “Museo di fatto dell’Atto di Ospitalità”

Il 13 settembre si è conclusa la mostra fotografica “Museo di fatto dell’Atto di Ospitalità” (MAd’O), tenutasi presso i locali dell’edificio Spin Time Labs. Le fotografie esposte mostrano l’atto di accogliere i migranti in diverse nazioni europee e sono state scattate da vari artisti internazionali specializzati nella tecnica del bianco e nero.

La particolarità dell’esposizione è quella di ricercare un parere dai visitatori, i quali hanno avuto la possibilità di votare le opere che preferivano, per poter presentare le foto vincitrici del contest all’agenzia delle Nazioni Unite che tutela i beni culturali: l’UNESCO. Lo scopo finale dell’iniziativa è dunque quello di proporre l’atto dell’ospitalità come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, per poterlo tutelare in tutti i suoi aspetti.

MAd’O – “Museo di fatto dell’Atto di Ospitalità”

Gli organizzatori si appellano alla Convenzione UNESCO del 2003, che si propone di salvaguardare la diversità culturale attraverso un quadro giuridico e programmatico specifico. In particolare, la Convenzione definisce Patrimonio culturale immateriale tutti quei tratti identitari che sono considerati tradizionali, viventi, inclusivi, rappresentativi e basati sulla comunità.

La promozione della diversità culturale avviene dunque tramite politiche proposte dalla comunità internazionale, che rientrano in criteri specifici e linee guida. Queste direttive operative si prefiggono di salvaguardare il Patrimonio culturale immateriale attraverso la cooperazione e l’assistenza internazionale, l’implementazione della Convenzione stessa, la crescita della consapevolezza rispetto al Patrimonio e allo sviluppo sostenibile locale.

L’atto dell’accoglienza di migranti tramite l’ospitalità aspira a diventare beneficiario di protezione internazionale da parte dell’UNESCO, e l’evento MAd’O si è fatta promotrice di questa proposta tramite l’esposizione di immagini che lo rappresentano.

Le opere ritraggono i migranti in diversi luoghi e situazioni: all’arrivo alla frontiera europea in Grecia o a Lampedusa, accampati in qualche modo per ripararsi dal freddo e dalle intemperie, nei centri di prima accoglienza, ritratti in momenti di convivio mentre condividono il pasto a Roma o durante le manifestazioni per i loro diritti in Francia. I vari volti dei protagonisti delle migrazioni si svelano in queste immagini dal forte impatto visivo, che rappresentano la dura realtà affrontata ogni giorno dai migranti.

La location della mostra, lo Spin Time Labs di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, è un simbolo di accoglienza in sé. L’imponente edificio di 10 piani è nato come sede dell’Inpdap, è stato poi abbandonato, occupato abusivamente nel 2012 e riadibito a centro polifunzionale. Il palazzo ospita oggi 450 persone circa tra famiglie, migranti e senza tetto, che hanno trovato una casa in questo colosso urbanistico nel cuore di Roma. L’edificio sarebbe rimasto altrimenti vuoto ed inutilizzato, diventando l’ennesimo simbolo dello spreco abitativo.

La stanza a ridosso dell’ingresso principale è stata quindi allestita con le 20 fotografie in concorso. Le opere della mostra si inseriscono nell’ambito dell’esposizione “dans le tourbillion du Tout-Monde, amicalement” promossa dall’Accademia di Francia a Roma a Villa Medici. Il progetto ha come obiettivo quello di realizzare un “Museo di fatto dell’Atto di Ospitalità” a Spin Time.

E così dal 10 luglio al 13 settembre lo Spin Time Labs si è fatto museo e portavoce delle immagini-manifesto che accompagneranno la proposta da presentare all’UNESCO. Large Movements ritiene fondamentale salvaguardare l’atto di accoglienza, e supporta l’iniziativa con la propria voce.

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