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STORIE DI ESSERI UMANI: Buba, in cammino verso una nuova vita

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Buba è un ragazzo del Gambia che abbiamo conosciuto durante una delle nostre collaborazioni con Gustamundo. La sua storia ci ha immediatamente colpito per la grande resilienza e la grande positività che, nonostante le innumerevoli atrocità che ha dovuto subire od alle quali ha dovuto assistere durante il suo viaggio, continuano a caratterizzarlo ancora oggi.

Buba ci racconta di come il Gambia fosse un paese florido, nel quale le famiglie vivevano dei prodotti della terra e del vicino Oceano e di come i due gruppi etnici maggioritari nel Paese – i Mandinga ed i Jola – convivessero pacificamente.

Questo equilibrio si è spezzato con l’elezione a presidente di Yahya Jammeh, il quale è rimasto in carica per più di 20 anni instaurando un regime di dittatura militare e macchiandosi in prima persona di numerosi crimini. Per accertare i fatti, indagare chi siano tutti i responsabili coinvolti e risarcire le vittime, l’attuale presidente Andrew Barrow, ha istituito la Commissione di verità e riconciliazione.

Buba è uno delle migliaia di Gambiani scappati dal regime di Jammeh ed in questa intervista ci racconta del suo viaggio che lo ha visto attraversare: Gambia, Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso e Niger. Lungo la strada, lui ed i ragazzi che erano con lui, hanno incontrato numerosi gruppi di banditi locali i quali li attaccavano solo per confiscar loro il poco denaro che avevano con sé. Ci dice che questa prassi era talmente diffusa che anche la polizia alla frontiera di molti dei Paesi attraversati agiva in questo modo.

Ai nostri microfoni racconta di come, pur avendo loro i documenti necessari per attraversare il confine, le guardie prima di farli passare, li derubavano di qualsiasi cosa di valore che avevano con sé. Qualora qualcuno non avesse – a loro giudizio – soldi od oggetti sufficienti per soddisfare la sete di denaro di questi uomini in divisa, la persona veniva posta in una cella fino a che la famiglia non pagava. In uno di questi attraversamenti di confine, Buba aveva ormai finito i soldi e fu rinchiuso anche lui fino a che non ha trovato un “buon samaritano” tra le guardie che lo ha lasciato scappare.

Trattandosi di una fuga nel cuore della notte però, Buba non ha potuto recuperare i propri documenti ed ha dovuto continuare il suo viaggio senza alcuna possibilità di identificarsi.

Prosegue il suo racconto, condividendo con noi una delle esperienze che lo segnano ancora oggi.

Durante la traversata del Deserto in un camion, un adolescente che era con loro si lamentava per i dolori che sentiva allo stomaco. Buba ha provato ad aiutarlo come poteva fino a che, ad un certo punto, il ragazzo ha smesso di lamentarsi. Quel ragazzo era morto ma il trafficante che conduceva il mezzo non ha voluto accogliere le richieste di Buba di portare il corpo con sé fino a quando non avessero raggiunto la città più vicina e lo ha scaricato in mezzo al deserto, in mezzo al nulla.

Il viaggio del nostro amico continua fino ad arrivare in Libia dove sono accolti immediatamente dalle guardie libiche, che li picchiano prima di lasciarli entrare.

Agli inizi la vita scorreva in una perenne attesa: tutti i giorni scendevano in strada ad attendere che qualcuno passasse per farli lavorare – come muratori, come braccianti e qualsiasi altro incarico offrissero i caporali. Poi tutto precipitò quando durante la notte le guardie libiche hanno fatto irruzione nell’appartamento che condividevano in più di 20 persone e li hanno derubati di ogni avere. I militari hanno portato via migliaia di dinari (moneta libica) lasciandoli senza nulla e dopo li hanno caricati su un furgone dicendo loro che li avrebbero portati ad un campo per rifugiati.

Nella realtà, il gruppo arrivò in un centro di detenzione situato in mezzo alle montagne di Gas Garabulli e gestito da un gruppo di miliziani. Ci racconta delle condizioni nel centro e di come, dopo mesi di prigionia, sia riuscito a scappare grazie al raid di una milizia appartenente ad una fazione opposta durante il ramadan. Il raid durò due giorni, durante i quali, la milizia che voleva liberarli bombardò senza sosta e senza alcun tipo di attenzione ai prigionieri, gli edifici del centro. Il vero intento dei miliziani si capisce quando Buba ci racconta di come, una volta riusciti a conquistare la prigione, questi abbiano spogliato, legato e torturato gli appartenenti alla milizia rivale.

E’ prassi comune in Libia per le milizie infatti, combattere per il controllo di centri come quello dove è stato rinchiuso Buba per poter gestire il continuo flusso di soldi che questi generano. Stesso Buba infatti ci racconta che, se potevi pagare (o se le tue famiglie erano disposte a pagare), venivi liberato. E questa è solo una parte delle entrate che vengono generate da questi centri. Altri finanziamenti, i più ingenti, sono di difficile tracciamento ma secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani questi sarebbero riconducibili ad apparati del governo libico.

Buba prosegue il suo racconto descrivendoci le varie peripezie che ha dovuto affrontare per riuscire ad arrivare nuovamente a Tripoli, come gli era stato ordinato dalla milizia vincitrice che ormai controllava quel territorio.

Una volta arrivato nella capitale, è stato nuovamente arrestato insieme ai suoi compagni di viaggio ma stavolta non è stato portato in prigione bensì in una casa nella quale è stato confinato e costretto a lavorare per ripagare vitto e alloggio alla milizia che lo stava “ospitando”.

Una notte poi, i miliziani sono entrati nella baracca urlando “Fisa, fisa” – che ci spiega voler significare “veloci, veloci” – e costringendoli ad andare in spiaggia. Una volta lì, hanno intimato al gruppo di salire in un barchino comunicando loro che dovevano andare in Italia.  

Ci racconta della paura di un viaggio in mare aperto durante la notte e del sollievo quando sono stati salvati della guardia costiera italiana.

Buba continua il suo racconto, descrivendoci la sua permanenza nel centro di accoglienza in Italia e di come lo ha visto cambiare per effetto dei Decreti Salvini. Ci dice che, a seguito dell’adozione di questi decreti, sono stati eliminati servizi fondamentali per l’integrazione dei migranti che prima erano forniti nei vari CAS o SPRAR – come l’assistenza psicologica, i corsi di italiano ed i corsi di formazione.

Oggi Buba sente che la sua vita sta ricominciando, grazie all’aiuto prezioso fornitogli da Pasquale e da Gustamundo e ad altre esperienze lavorative che piano piano riesce ad intraprendere proprio a seguito degli insegnamenti appresi all’interno del ristorante, che lo hanno aiutato a riguadagnare la fiducia in sé stesso ed a ricominciare a sperare in un futuro migliore, lasciandosi le esperienze traumatiche vissute durante il suo viaggio alle spalle.

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