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Large Movements partecipa a BE POP per celebrare la giornata mondiale del rifugiato

Nella giornata di martedì 22 giugno, una piccola rappresentanza di Large Movements ha partecipato ad uno degli eventi che fanno parte della rassegna Be Pop, arrivata alla sua terza edizione e che quest’anno si svolge dal 16 giugno al 1° luglio.

Nello specifico, l’evento a cui abbiamo partecipato è stato organizzato per celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato e si intitolava “In difesa dell’Umanità”.

Relatori dell’evento erano: Carlotta Sami, portavoce Unhcr Italia; Luigi Manconi, sociologo e fondatore del Comitato per il diritto al soccorso; Alessandro Tiberi, attore e doppiatore. A moderare l’incontro, Annalisa Camilli, giornalista dell’internazionale che si è più volte occupata di migrazioni e di soccorso in mare.

L’evento si apre con la lettura da parte di Tiberi di un brano tratto dal libro “La Frontiera” di Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista italiano che si è spento nel 2017 a soli 40 anni ed al quale l’incontro è stato dedicato.

Il brano, anche grazie alla toccante e partecipata interpretazione di Alessandro Tiberi, ci ha subito catapultati in un’altra realtà. D’improvviso non eravamo più a Parco Nemorense, circondati dal verde e da famiglie con bambini che giocavano spensierati. D’improvviso eravamo insieme a milioni di rifugiati che si trovano a scappare dal loro paese e devono superare la frontiera, abbiamo condiviso con loro le paure ed i traumi che quei controlli – che purtroppo molto spesso non rispettano la dignità della persona – fanno rivivere nelle loro menti. Abbiamo tutti provato un enorme senso di angoscia e, al contempo, di impotenza.

Queste emozioni sono poi state amplificate dal successivo intervento di Carlotta Sami, la quale ha riportato le cifre che hanno caratterizzato questo 2020 e che riporteremo qua analiticamente così da rendere ancor più evidente la drammaticità della situazione attuale e la colpevole indifferenza degli Stati occidentali:

  • 82,4 milioni di persone rifugiate in fuga nel solo 2020 (se confrontati con i dati di 10 anni fa, questi numeri sono più che raddoppiati);
  • l’86% dei quali è rimasta nel Sud del mondo, non è arrivata in Europa (contrariamente alla retorica dell’invasione che quotidianamente viene riproposta dai rappresentanti dei vari partiti populisti europei e non solo);
  • appena 34.000 rifugiati in totale sono stati accolti dai paesi europei;
  • 166 paesi, complice la pandemia di coronavirus, hanno chiuso le frontiere, costringendo migliaia di persone a rimanere bloccate ai margini della civiltà, in condizioni molto spesso disumane e degradanti, in cui rischiano quotidianamente la vita;
  • di questi 166 paesi, 60 hanno proibito l’accesso anche ai richiedenti asilo assistiti dall’Unhcr;
  • 2.500 persone hanno perso la vita proprio come conseguenza diretta della chiusura delle frontiere (si tratta di una sottostima poiché da questi numeri sono esclusi tutti coloro che sono periti nel tentativo di attraversare il deserto, o nei centri di detenzione in Libia o che hanno intrapreso rotte non conosciute agli organismi internazionali, e molti altri).

Da questi numeri appare evidente quanto poi affermato da Luigi Manconi nel suo intervento e che, per il sociologo, è l’elemento che accomuna quanto si sta verificando al giorno d’oggi alle frontiere europee alla Shoà: la totale indifferenza degli osservatori, per questi ultimi intendendosi i paesi democratici europei da un lato, ma anche delle opinioni pubbliche nazionali dall’altro.

Manconi porta ad esempio, per sostenere questa affermazione, quanto sta succedendo nei centri di detenzione libici, più volte denunciato dagli organismi internazionali presenti sul territorio e dalle ong ma continuamente ignorato da Unione Europea ed Italia che, anzi, definiscono il modello libico come il modello di cooperazione internazionale del futuro.

Per contrastare questa indifferenza istituzionale di fronte all’evidenza delle violazioni dei diritti umani fondamentali, l’opinione pubblica deve reagire e mobilitarsi compatta affinché determinate dinamiche negoziali vengano abolite una volta per tutte.

Nel suo intervento Manconi afferma che, per poter effettivamente accogliere i rifugiati ed i migranti in maniera dignitosa, senza che gli stessi affrontino viaggi pericolosissimi, bisogna anzitutto rinnovare:

  • Il meccanismo dei corridoi umanitari, che nell’attuale formulazione raggiunge risultati infinitesimali a causa del numero esiguo di persone che sono ammesse ad accedervi;
  • Il sistema di soccorso in mare, secondo il modello Mare Nostrum che è stato sempre più indebolito da un punto di vista di risorse – e conseguentemente di efficacia in termini di salvataggio di vite umane in mare e di contrasto al traffico di esseri umani – con le nuove missioni militari approvate negli anni.

L’incontro si è concluso con la visione di un video che Alessandro Tiberi, insieme ad altri attori, ha girato per Open Arms nel 2018. Il video riprende le parole dell’allora Ministro degli Interni Matteo Salvini – che definì il viaggio che i rifugiati ed i migranti intraprendono sulle navi delle ong che li prestano loro soccorso in mare, come sancito dal diritto internazionale, come una “crociera” – ed ironizza sulle stesse per sostenere l’attività encomiabile che queste persone fanno, mettendo a rischio la loro stessa vita. Dette navi private infatti, vanno a supplire al vuoto lasciato nel Mediterraneo dall’Unione Europea e dall’Italia che d’altro canto, cercano di limitare ulteriormente il numero delle navi delle ong imponendo sanzioni amministrative e penali, così da ridurre ulteriormente il numero di rifugiati e migranti che dovranno altrimenti essere accolti in terreno europeo.

In un quadro istituzionale e politico che, nonostante le recenti dichiarazioni ufficiali della Commissione Europea, continua ad approcciarsi alle migrazioni in un’ottica prettamente securitaria – completamente dimentico dell’approccio umano, alla base dei valori fondanti della stessa Unione – vale la pena richiamare ancora una volta le parole di Luigi Manconi “è il tempo della responsabilità individuale”.

Noi di Large Movements raccogliamo la sfida e continueremo a fare tutto quanto nelle nostre capacità per informare e sensibilizzare sui vari aspetti e sulle numerose sfaccettature che regolano i diversi tipi di migrazione. Ma questa è una battaglia che non si può vincere da soli: ciascuno di noi ha il dovere storico di contribuire al cambiamento sociale nel proprio piccolo perché, prima o poi, saremo chiamati anche noi a confrontarci con la domanda “se sapevate, che cosa avete fatto per impedire o fermare tutto questo?”

D’altronde i cambiamenti radicali non avvengono mai per volontà dei pochi ma grazie all’unione di tante piccole gocce nel mare, un mare che in questo caso deve rappresentare speranza e non morte!

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Martina Bossi

Presidente Large Movements APS

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