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L’Odio: espressione di una ribellione sociale

La Haine

Da sinistra a destra: Vincent Cassell (Vinz), Saïd Taghmaoui (Saïd), Hubert Koundé (Hubert)

Il 31 maggio il film “La Haine” di Mathieu Kassovitz ha compiuto il 25 anni dalla sua prima uscita nelle sale, ma nonostante questo è uno dei film più attuali che ci siano in circolazione. La sua storia e l’ambientazione infatti, risultano molto odierne seppur girato nel secolo scorso, proprio come “Do the Right Thing” di Spike Lee. Tre ragazzi di una banlieue parigina, Vinz Hubert e Saïd, sono i protagonisti di questa storia impermeata di violenza, contornata dall’uccisione di un ragazzo da parte della polizia. Per rendere al massimo l’esperienza delle periferie di Parigi, nella versione originale tutti i personaggi della zona parlano in verlan, gergo parigino che consiste nell’inversione delle sillabe di una parola per crearne una nuova con lo stesso senso.

In ciascuna scena, l’ambientazione delle banlieue è curata fino ai minimi dettagli. Caratterizzata dalla cultura hip-hop che si intreccia con una società fortemente multietnica nella quale tutti convivono e condividono il loro quotidiano riunendosi in ampi spazi pulsanti di umanità; in questo senso è la scena in cui un dj hip-hop posiziona una cassa fuori dalla finestra ed inizia a mettere musica per tutti.L’hip-hop infatti è proprio il linguaggio di queste proteste, perché riesce a dare la possibilità di esprimersi a tutti attraverso la semplicità della musica.

L’odio ha ispirato molti artisti della cultura hip-hop. Non da ultimo, va ricordato che anche il nostrano movimento hip-hop ha citato spesso questa pellicola, che ha segnato tutti coloro che si sono affacciati sulla scena rap a cavallo tra gli anni ’90 ed il 2000.

Il film totalmente in bianco e nero non ci fa perdere comunque la percezione del colore, poiché non è il colore in sé per sé ad essere al centro, ma i dialoghi stessi nei quali si fa spesso riferimento all’identità dei personaggi e alla loro pelle.

Questione politica e controversie

Il film, osannato dalla critica data la forza del messaggio e la sua universalità, provocò parecchie controversie in Francia. Si dice infatti che l’allora primo ministro Alain Juppe organizzò una proiezione con il corpo di polizia, che in segno di protesta per come veniva descritto voltò le spalle.

Ma il film ha ricevuto anche alcune critiche. Una delle critiche era che seppur avesse dovuto mettere in luce il problema del razzismo in Francia, il film era girato in maniera tale che il focus era su Vinz, l’unico personaggio bianco del gruppo. Gli altri due, pur essendo parimenti protagonisti, sembrano essere parzialmente “messi da parte”. A riprova di ciò, basta guardare lalocandina del film nella quale appare solo Vincent Cassel con la pistola, senza che vi sia alcun accenno a tutti e tre.

La Francia come gli USA

I tre ragazzi, di provenienze diverse (ebraica magrebina e centroafricana), si troveranno spesso a discutere tra di loro e soprattutto a vagare da un posto all’altro senza una reale meta. I tre non fanno di certo parte della “buona società”, dato che spesso si trovano al centro di spaccio di droga o furti. Il fatto che i protagonisti della storia non siano sempre d’accordo tra di loro, non è nient’altro che uno specchio delle rivolte come questa; ecco che ci troviamo persone come Vinz, più istintive ma timorose di quello che può succedere, o come Hubert, più riflessive ma a volte risolutive, e infine simili a Saïd, che vivono alla giornata e provano ad ottenere qualcosa di buono giorno dopo giorno. Queste tre personalità sono le stesse che oggi ritroviamo in scena nelle rivolte americane dopo la morte di George Floyd.

Questo film è l’espressione di ciò che sono le rivolte sociali a sfondo razziale, come abbiamo potuto constatare con le manifestazioni negli Stati Uniti di questo periodo. I protagonisti non si rendono conto che stanno semplicemente ricorrendo allo stesso tipo di violenza per la quale si stanno ribellando. Lo stesso accade oggi negli USA tanto che l’attivista afroamericana impegnata dal 2002 nella lotta contro le disuguaglianze nel suo paese, specialmente contro la violenza sulle donne, Mallory Tamika ha commentato questo ricorso alla violenza da parte degli oppressi come un fenomeno prevedibile in quanto è lo Stato che ha insegnato loro a farvi ricorso e lo ha tramandato alla popolazione di generazione in generazione

L’importanza delle scelte

Nelle varie vicende tutti i personaggi sono al centro di conversazioni alquanto al di fuori del contesto narrato dal film, ma ogni volta vengono riportati alla realtà in un modo o nell’altro. Inoltre il clima di scetticismo nei confronti della polizia è sempre presente, sia per la questione dell’uccisione del ragazzo e sia per il fatto che hanno appena distrutto la palestra al giovane Hubert in una ribellione civile.

La serie di ingiustizie e di situazioni paradossali non si ferma mai come il discorso con il vecchio nel bagno. I tre ragazzi parlano della possibilità di uccidere un poliziotto per difendere un loro amico, quando all’improvviso un signore li interrompe e uscendo dal bagno gli racconta una storia molto bizzarra per fargli capire l’importanza delle conseguenze nello scegliere. I tre ragazzi però non capiscono e continuano il loro viaggio. Ed è proprio questo che è alla base delle rivolte, il dover scegliere anche se non si hanno le certezze di quello che succederà dopo, anche se quelloche ci si aspetta è sempre il miglioramento della situazione originale.

Il discorso più caratterizzante è quello di Hubert che all’inizio del film recita così:

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani… aogni piano, mentre cade, l’uomo non smette di ripetere: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene“. Questo per dire che l’importante non è la caduta ma l’atterraggio. L’odio chiama odio! Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani.

Hubert infatti sarà una specie di traghettatore del viaggio per i tre e sarà anche l’unico che capirà l’importanza di questa rivolta e anche un po’ i modi per portare avanti una battaglia a seconda delle situazioni. Il ragazzo di colore sarà colui che viene capito da tutti perché si dimostra essere il più saggio dei tre. Per l’appunto il suo primo racconto si trasformerà cambiando il soggetto della storia dall’uomo alla società stessa e facendoci riflettere sulla questione delle conseguenze delle proprie azioni sulla pluralità:

È la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, ma il problema non è la caduta ma l’atterraggio.

L’obiettivo che vuole raggiungere Kassovitz con la sua narrazione è quello di rappresentare una società, comprese le forze dell’ordine, in cui sempre più spesso non si pensa alle conseguenze delle proprie azioni. Una società che reagisce senza però capire bene a cosa sta effettivamente andando incontro. Il messaggio che il regista vuole trasmetterci però è che tutto questo non è sempre un male perché, per l’appunto, il problema non è la caduta ma l’atterraggio.

https://journals.openedition.org/variations/95?lang=en

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Mattia Ignazzi

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