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Il trauma della migrazione forzata: attraverso gli occhi dei bambini

Una delle vie più efficaci per raccontare storie e veicolare messaggi, è senza dubbio il mezzo audiovisivo, in grado di trasportarci in realtà diverse dalle nostre e aiutarci a viverle, comprenderle.

Large Movements ha selezionato per voi tre delle pellicole più di impatto che trattano del trauma dello sradicamento di bambini dalle loro case, città, paesi, costretti alla fuga da eventi drammatici che non riescono del tutto a comprendere, ma di cui sono tra le principali vittime.

Nello specifico si tratta di: “Fatima’s drawings”, “Clouds over Sidra” e “Wake up on Mars” – due corti e un lungometraggio.

Fatima’s Drawings, di Magnus Wennman e Jenny Svenberg Bunnel

Fatima è una delle decine di migliaia di bambini costretti alla fuga dalla guerra in Siria. Ora vive nella città di Norberg, in Svezia, e attraverso i suoi disegni esprime i suoi ricordi che, come i suoi sogni, sono di guerra, bombardamenti, fuga.

L’amore per la Siria e la nostalgia per quello che è stata costretta ad abbandonare, emergono con forza dalle sue parole e dai disegni che, grazie a un’animazione semplice ma efficace, prendono vita nel raccontare la storia di Fatima, sopravvissuta alle bombe e al mare.

Fatima’s drawings è un corto al contempo delicato e di impatto, in cui il carattere intimistico per la voce narrante della stessa Fatima e i primi piani su di lei, si incrociano con i fatti drammatici che da anni sconvolgono l’intera Siria, causa di una delle più gravi crisi umanitarie dei nostri tempi. 

Clouds over Sidra, creato da Gabo Arora e Chris Milk

Clouds over Sidra è un corto ambientato nel campo profughi di Za’atari in Giordania, dove hanno trovato rifugio oltre 80.000 siriani, di cui la metà sono bambini, in fuga da guerra e violenza. È il primo film in assoluto girato in realtà virtuale per le Nazioni Unite, per creare un maggiore impatto e più empatia verso chi è costretto a vivere in condizioni di grande vulnerabilità.

Seguiamo così la dodicenne Sidra durante la sua giornata nel campo, nell’arido deserto di tende che le ha dato rifugio, ma che rappresenta per lei anche un limbo, dove è rimasta intrappolata tra le macerie che si è lasciata alle spalle, e un futuro di speranze e incertezze.

Wake up on Mars di Dea Gjinovci

 

Due sorelle, Ibadeta e Djeneta, sono intrappolate in uno stato vegetativo nella piccola casa svedese della loro famiglia kosovara. Ad affliggerle è la malattia conosciuta come “resignation syndrome”, causata dal trauma dell’essere in fuga e rimbalzati da un paese all’altro. Tutta la famiglia è intrappolata nella dolorosa bolla di chi non sa quale sarà il loro futuro, in attesa di ricevere notizie sul loro status di rifugiati.

Anche il fratello più giovane, Furkhan, cerca una via di fuga da una realtà sempre meno sostenibile e immagina una vita diversa, una fuga per tutti loro negli angoli remoti dello spazio, e inizia a costruire la nave spaziale che li porterà fin laggiù. 

Wake up on Mars è un docufilm dal graffiante realismo e dal forte tocco onirico. Pare quasi collegarsi al mondo delle fiabe e, come esse, è composto di metafore di qualcosa di assai vero, visto con la lente della mente dei bambini, che di fronte ad un trauma inimmaginabile cercano riparo nei propri sogni, o guardano al di là della luna.

Ciascuna di queste pellicole quindi, è preziosa perché tratta una tematica molto spesso sottovalutata in ambito politico e sociale ma che, come si avrà modo di constatare durante la visione delle stesse, ha dei risvolti importanti dei quali si deve tenere necessariamente conto quando si tratta il tema dell’accoglienza.

Per il loro stile innovativo – per ciascuna diverso ma unico – poi, Large Movements ne consiglia la visione perché non si tratta del “solito” stile documentaristico. Questa volta le emozioni e i sogni (frustrati) di un’intera generazione sono al centro della narrazione, non più i meri dati oggettivi che tutti noi abbiamo imparato ad ascoltare senza che questi producano più un effetto reale sulle nostre coscienze.

I registi hanno voluto trovare modi nuovi per farci tornare a vivere queste emozioni, a empatizzare con i più vulnerabili.

Cosa aspettate, quindi? Buona visione a tutti!

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Marta Pistone

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