Close

Un ospedale in guerra: il documentario di Nico piro

Ospedale-guerra-nico-piro

Illustrazione di @rainer.m.baratti

“Un ospedale in Guerra” è un documentario di Nico Piro del 2020 che narra il conflitto senza fine in Afghanistan visto dalle corsie dell’ospedale di Emergency a Kabul, dalla parte delle vittime e di chi prova ad aiutarle.

La trama di “Un ospedale in guerra” di Nico Piro

Il racconto inizia a Kabul il giorno delle elezioni parlamentari Afghane tenutesi nell’Ottobre 2018 dopo che le stesse erano state posticipate per 3 anni a causa del conflitto. A seguito del ritiro delle truppe Nato nel 2014 è iniziata una grave lotta intestina tra le forze del governo di Kabul (che detiene il 22% del territorio), i talebani (che detengono il 18% del territorio) e la neonata branca Afghana dell’ISIS. In questa situazione i civili soffrono il fuoco incrociato e le esplosioni degli attacchi suicidi sono all’ordine del giorno. Nonostante i rischi l’affluenza alle urne è alta e in molti sfidano le minacce delle bombe e della guerriglia per esercitare il proprio diritto di voto. Le bombe si susseguono per tutta la giornata dilaniando mura e pesanti cancelli, coinvolgendo anche persone all’interno delle cabine elettorali.

Un ospedale in guerra di Nico Piro è ambientato in quella giornata e racconta delle vicende dell’ospedale di Emergency a Kabul. Il giorno delle elezioni infatti è considerato “giorno a rischio” così, fin dalle prime luci del mattino, gli operatori di Emergency, vestiti del loro gilet fluorescente, aspettano davanti l’ospedale la marea umana di feriti che arriverà da li a poco. Qui il tempo sembra fermo in un loop senza fine, quella che dovrebbe essere anormalità e spesso una tragica routine e gli operatori hanno sviluppato un protocollo per  le “vittime in massa” per cui l’intero ospedale viene preparato a rispondere all’enorme afflusso previsto nei “giorni a rischio”.

La voce delle vittime e di chi prova ad aiutarle

Nel documentario viene restituita la voce degli infermieri e degli operatori che continuano a lavorare nonostante gli episodi difficili, come l’attentato del 31 maggio 2017, e nonostante i familiari gravemente feriti e coinvolti dagli attentati terroristici. Questi continuano imperterriti, nonostante la preoccupazione, a tagliare i vestiti sbrindellati dalle bombe, a curare i malati, a eseguire manovre di emergenza, a rianimare chi rischia la vita o a rincuorare i bambini. Il documentario di Nico Piro cerca di raccontare il funzionamento di un ospedale in guerra attraverso anche l’esperienza umana di chi ormai vive per quell’ospedale e chi è invecchiato all’interno di esso per dare una speranza al prossimo. L’ospedale è il luogo fulcro del documentario cercando di restituirne l’importanza come luogo di pace e dove si creano legami con i feriti, prevalentemente donne e bambini. Ad esempio gli operatori di questo ospedale in guerra cercano di rassicurare i bambini sotto shock e feriti creando un contatto umano e cercando di dargli sollievo. Qui gli operatori dell’ospedale cercano di creare umanità in una zona di guerra, compiendo scelte difficili e cercando di non lasciare nessuno indietro.

La vita quotidiana in una Kabul che cambia

In “un ospedale in guerra” Nico Piro però non si limita a narrare quello che accade nell’ospedale ma cerca di raccontare la vita in Afghanistan, a Kabul e nelle sue periferie. In tutto il paese le bombe e la guerriglia non sono l’unico problema, da quando è terminata la missione NATO è anche crollata l’economia di guerra che si era creata provocando la crescita della disoccupazione e della criminalità. Si pensi al fatto che nel 2001 in Afghanistan venivano coltivati ad Oppio 82.000 ettari di terra, nel 2017 questi erano diventati 328.000. Piro cerca di restituire i racconti di resistenza civile durante tutto il periodo di durata del conflitto, riappropriandosi degli spazi di quotidianità come le palestre o i conservatori musicali (la musica era proibita durante il regime talebano e viene ripudiata dall’ISIS). In una città che sta cambiando attraverso la speculazione edilizia che soffoca la Kabul storica, i civili cercano di riprendersi i propri spazi andando a tifare la propria squadra di calcio o, quando possibile, andando a cena fuori nonostante i pericoli. Il rischio è quella di rimanere vittime delle azioni di guerriglia anche andando in palestra, subendo così gravi danni fisici e psicologici che minano a quelle briciole di quotidianità che la popolazione sta costruendo con tanta fatica.

La narrazione e la voce dei civili

In “Un ospedale in guerra” Nico Piro ci accompagna con la sua narrazione utilizzando metafore e descrizioni che colpiscono lo spettatore. La voce di Nico Piro è il filo che collega, grazie a un ottimo montaggio e alle musiche mai invadenti, le diverse immagini e interviste che si susseguono. Piro ci guida attraverso il contesto sociale e politico dell’Afghanistan moderno mettendo sempre in primo piano le voci delle persone che vivono in quella realtà, siano essi operatori di Emergency che civili.

“Un ospedale in guerra” di Nico Piro non racconta il semplice “via vai” delle persone dall’ospedale ma cerca di narrare le dure ferite inferte all’umanità e non solo ai corpi. Ferite spesso inferte ai bambini, il cui sguardo è ricorrente nelle inquadrature. La profondità dei loro occhi non può far altro che colpire l’animo dello spettatore. Quegli occhi, che hanno già visto la crudeltà dell’umanità, rappresentano cosa vuol dire essere bambini in situazioni di guerra, cosa vuol dire crescere ancor prima di aver scoperto il mondo e affrontare la vita senza aver goduto del disincanto dell’infanzia. La particolarità del documentario risiede in questo: nella ricerca dei frammenti di umanità in quella Kabul che era un simbolo di speranza nel paese e che ora è un mito decaduto in quanto città insicura per tutti.

Il pericolo per gli operatori sanitari in aree di crisi

Nel 2019 in Afghanistan sono stati uccisi 3.403 innocenti e 6.989 sono stati i civili feriti. In un decennio il numero totale delle vittime civili ha superato le 100.000. Le trattative di pace tra Stati Uniti e talebani potrebbero, inoltre, portare ad una nuova guerra civile. Per questo motivo gli ospedali sono sempre più importanti, infatti sono stati sparsi ospedali da campo in tutto il territorio e nelle zone rurali, dove la violenza è quotidianità. A ciò si aggiunge la difficoltà per cui in Afghanistan spesso vengono adibiti ad ambulanza dei pulmini che devono percorrere spesso 150 km di autostrada rischiando posti di blocco o imboscate. Nico Piro racconta che gli ospedali e gli operatori sanitari in guerra sono sempre più a rischio: come in Yemen e in Siria anche in Afghanistan si conferma la tendenza a sparare sulle ambulanze o gli ospedali. I luoghi di cura hanno perso la propria sacralità.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla tendenza per cui i volontari e gli operatori sanitari rimangono feriti e vengono uccisi, ponendo un serio problema circa la reale volontà delle parti di tutelare la popolazione civile. Occorre ricordare che la tutela degli operatori e delle strutture sanitarie sono funzionali alla cura della popolazione civile e alla cura dei soldati feriti. Per questo le strutture sanitarie di per sé sono riconosciute come neutrali, non sono riconosciute come parti del conflitto e vanno tutelate. Quando tale tutela viene a mancare, la guerra annienta le popolazioni inermi. Ciò viola anche lo stesso diritto internazionale umanitario che è nato per garantire l’incolumità di operatori umanitari, civili e feriti di guerra. Il rischio è quello di assistere all’imbarbarimento delle condizioni di vita dei civili nelle zone di guerra in quanto senza gli operatori umanitari si indeboliscono i civili poiché viene meno il rispetto della vita umana, ovvero la condizione principe per il rispetto del diritto dell’uomo. In questo senso lo stesso ospedale di Kabul diventa un monumento di speranza che non deve essere lasciato solo e che deve essere supportato.

Come vedere il documentario

Nico Piro è un inviato speciale del TG3 che si occupa di crisi e conflitti, tentando di dar voce a chi non ha nelle aree più complesse del pianeta. Dal 2006 segue l’Afghanistan, dove ha viaggiato in lungo e largo, contraddistinguendosi per le sue narrazione a stretto contatto con il popolo afghano. A tal proposito è di rilievo il suo ultimo libro uscito nel 2019 “Corrispondenza afghane, storie di persone in una guerra dimenticata” edito con Poets & Sailors. Il documentario è un ulteriore tassello nel già ricco mosaico narrativo di Nico Piro e ha bisogno di coinvolgere un numero di persone più ampio possibile.

Noi di Large Movements vi invitiamo a vedere il documentario “Un Ospedale in Guerra” di Nico Piro e contemporaneamente supportare il suo preziosissimo lavoro sul territorio. Per poterlo vedere infatti, basta partecipare alla campagna di crowdfunding per la produzione della sua versione in inglese (donazione libera, donazione suggerita 5 euro) via PayPal all’indirizzo paypal.me/pools/c/8nh4W4eEHj . Lo scopo è quello di dare voce alle vittime e a chi le aiuta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Leave a comment
scroll to top