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Documentario I Migrati – La ricchezza del confronto

Continua il viaggio di Large Movements tra le realtà del nostro paese attive nel campo dell’integrazione e dell’accoglienza e, nel caso specifico dell’articolo di oggi, l’uso del termine “viaggio” è particolarmente indicato.

Nel documentario di contro-narrativa “I Migrati”, infatti, seguiamo un pulmino durante il suo viaggio tra alcuni dei paesi dell’Appennino che hanno accolto, più o meno volentieri, richiedenti asilo e rifugiati.

Al volante ci sono Benito, Gianluca, Barbara e Giovanni, quattro ospiti della Comunità XXIV Luglio Handicappati e non Onlus che, attraverso interviste ai migranti ed agli abitanti dei paesi visitati, aprono scorci su storie che altrimenti non verrebbero raccontate, di singole persone come d’iniziative presenti in questi abitati delle nostre province.

La narrazione si muove tra Marche, Abruzzo e Lazio, tra quei paesi di piccole dimensioni che spesso soffrono di una diminuzione costante e importante della popolazione, fino a raggiungere uno stato di abbandono parziale o totale. Per quanto non sia un tema esplicitamente trattato nel documentario, vi si accosta e ci “cammina a fianco”. Nel considerare questo fenomeno che colpisce le piccole realtà dei borghi italiani infatti, bisogna porre l’accento sull’importanza che un’immigrazione adeguatamente assistita può avere non solo nell’evitare l’abbandono di questi luoghi, ma anche per la loro rivitalizzazione culturale, artigianale ed economica.

Ne sono esempio e prova le associazioni con cui si confrontano i protagonisti del nostro documentario, ognuna con le sue specificità: dalle lezioni d’italiano dell’associazione ACSIM, passando per il bricolage e il lavoro nei campi del Casolare Hope del Consorzio Matrix, fino alla creazione di turbanti destinati alle donne che hanno dovuto subire la chemioterapia della Cooperativa Sociale Karibu.

“I Migrati”, diretto da Francesco Paolucci, è un documentario con una bella anima, fatto sia col cuore che con la testa. È attraversato da un continuo flusso di sincerità e di diversità di molteplici nature che s’incastrano tra loro, in brevi istanti di umanità senza idealizzazioni o slogan.

Le situazioni mostrate sono schiette e reali, non vi sono filtri di alcun tipo. Non vengono nascoste le difficoltà e, alle volte, le incomprensioni dei primi momenti, che si sciolgono una volta fatto il primo passo verso il nuovo e il diverso.

Gli immigrati, con cui gli ospiti della Comunità XXIV Luglio s’incontrano, giungono da molti luoghi diversi, come Ghana, Pakistan e Afghanistan, ed ognuno ha la sua storia e cultura, con le rispettive specificità che vanno considerate nel processo d’integrazione. Sotto questo aspetto, il documentario è particolarmente riuscito perché mostra le variegate sfaccettature dell’immigrazione mettendo così in risalto che non vi è solo una “forma di diversità”, che può essere quindi affrontata sempre nello stesso modo, il che spesso nella dialettica di massa viene dimenticato.

Tema e questione ricorrente è quella dei documenti, la cui attesa o comunque mancanza costringe i migranti a vivere in una situazione di limbo e ne impedisce la vera integrazione, sociale come lavorativa. Il problema della difficoltà e lentezza nell’ottenere il permesso di soggiorno si accompagna a quello di amministrazioni pubbliche che non si mettono in gioco nel valorizzare l’inserimento dei migranti, questione messa in luce sia attraverso esempi negativi, che positivi.

È interessante notare come cambino anche le risposte degli abitanti intervistati in merito alla presenza di migranti nella zona, quando sono le amministrazioni comunali stesse a scendere in campo. È di particolare insegnamento la vicenda di Luca Fatica, sindaco del Comune molisano di Oratino, dove è stata messa in atto non solo un’azione d’inserimento diretto dei migranti nel mondo del lavoro, ma in cui è stato il Comune stesso ad attivarsi per la loro assegnazione nel proprio territorio. È un esempio di come una distribuzione capillare ed equa delle persone interessate dal fenomeno migratorio permetta una migliore integrazione, il che è vero a livello comunale e regionale, come Europeo e globale.

Guardare “I Migrati” è un processo per lo spettatore. Il suo valore non si limita al raccontare storie e documentare l’integrazione in Italia: la pellicola utilizza una narrazione diversa dal solito, attraverso gli occhi di protagonisti “diversi” rispetto a quelli a cui molti di noi sono abituati.

È un documentario che tratta le molteplici forme di diversità e che insegna allo spettatore ad approcciarle, accettarle, e infine apprezzarle come portatrici di crescita e ricchezza.

 Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare la pagina del documentario: https://www.facebook.com/imigrati

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Marta Pistone

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