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QUA NESSUNO VEDE NIENTE: rappresentazione in chiave satirica della realtà dei piccoli borghi italiani

“Qua nessuno vede niente” è il primo romanzo scritto a quattro mani dai fratelli Erald e Karla Ngjela. 

Gli autori hanno deciso di scrivere questo libro per raccontare, attraverso un uso sapiente ed al contempo irriverente dell’ironia, le varie sfaccettature e contraddizioni – più o meno manifeste – che caratterizzano i borghi italiani. 

Questo intento si percepisce sin da subito perché ai toni quasi aulici della narrazione, si contrappongono i dialoghi dove invece è predominante l’uso del dialetto e di espressioni “colorite”. Tramite la lingua i fratelli Ngjela infatti, dimostrano sin da subito di saper cogliere le ipocrisie tipiche della società che si sviluppa in realtà medio-piccole. 

La cornice storica è quella degli anni della crisi economica che ha colpito l’Italia dal 2010 mentre per l’ambientazione, Erald e Karla hanno scelto una località di invenzione del centro Italia dove risiedono non più di 2.000 persone. Per quanto la località, la storia ed i personaggi in essa contenuti siano immaginari, i due giovani autori hanno tratto spunto dalla propria esperienza di vita – entrambi infatti sono cresciuti in una piccola realtà di provincia. 

In “Qua nessuno vede niente” hanno voluto raccontare quei personaggi tipici di ogni piccolo comune restituendo una fotografia sagace e puntuale di comunità che raramente vengono rappresentate, dimostrando una grande capacità di lettura e di indagine del comportamento e della psiche umana. 

Con estremo realismo quindi, intrecciano la trama principale con quelle secondarie, sviluppando così al loro interno i vari personaggi caricaturali del paese e mettendone in luce le contraddizioni e le ipocrisie che li contraddistinguono.  

In “Qua nessuno vede niente” gli autori spaziano dal ruolo assolutamente centrale che la chiesa cattolica svolge nell’amministrare la vita del paese e dei suoi cittadini, anche da un punto di vista economico, all’ingiustizia sociale di fondo nella distribuzione delle opportunità di lavoro e delle risorse, che rispondono sempre ad una logica clientelare. In tutto il romanzo poi, emerge assordante il pregiudizio sociale, in tutta la sua ignoranza e la sua più becera brutalità.  

La chiave tragicomica della narrazione ci aiuta ad empatizzare con i personaggi, permettendo al lettore di riconoscere più facilmente l’ipocrisia dietro ad alcune dinamiche tipiche di molte delle nostre realtà e di comprenderne così gli effetti socio-psicologici che le stesse hanno sia sulla collettività che sull’individuo. 

La speranza di “Qua nessuno vede niente” è che l’ironia riesca laddove i media e l’istruzione hanno fallito: partendo da un’ammissione più o meno conscia delle proprie responsabilità infatti, si può effettivamente apportare un cambiamento sociale, che deve partire dalle nuove generazioni. Ed è proprio alle nuove generazioni che gli autori indirettamente sembrano rivolgersi introducendo il personaggio di Laura, figlia ingrata di Silvano – uno dei personaggi principali. Attraverso la sua caratterizzazione negativa, Erald e Karla sembrano voler stimolare i più giovani a discostarsi da quelle ipocrisie che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare le nostre realtà, così da non riprodurre più quelle ingiustizie e quei pregiudizi che hanno “avvelenato” il mondo dei loro genitori. 

Una delle tematiche che emerge nello sfondo, pur non essendo la tematica centrale del romanzo, ha particolarmente colpito la nostra redazione per la crudezza ed al contempo la semplicità della narrazione con la quale si è resa: il razzismo ai danni di un muratore albanese e di suo figlio, cresciuto in Italia. 

L’uso dell’ironia in questi passaggi disarma completamente il lettore, restituendo il senso di impotenza e rassegnazione che si percepisce contraddistinguere Tomo – il muratore appunto. 

Se poi si pensa che Erald e Karla Ngjela sono entrambi di cittadinanza albanese ed entrambi hanno vissuto in Italia per gran parte della loro vita, si capisce ancor di più quanto le situazioni riportate in “Qua nessuno vede niente” costituiscano effettivamente la realtà per molti dei cittadini extracomunitari – di prima o seconda generazione –, con l’enorme e potentissima differenza che stavolta la sentiamo raccontata direttamente da loro. E questo deve farci riflettere tutti. 

Le varie sfaccettature del razzismo infatti, qua sono rappresentate in maniera velata, senza calcare la mano, quasi con leggerezza, quasi a voler “proteggere” da loro stessi gli animi più restii a riconoscere il grado di colpevolezza della nostra società nella propagazione incontrollata della xenofobia. 

Ed è così che Erald e Karla ci raccontano della spersonalizzazione che spesso e volentieri viene subita da chi ha un nome non italiano: la nostra società – compresi i funzionari pubblici – tende spesso a storpiare i nomi di queste persone così da renderli “più adattabili al contesto”, senza capire il disagio che questo provoca nell’altro, che si vede così privato della propria identità individuale sin dal primo ingresso nel nostro paese. 

Emerge sin dalle prime pagine di “Qua nessuno vede niente”, l’ipocrisia di coloro che pur definendosi buoni cristiani, guardano con riluttanza se non con vero e proprio astio allo straniero – escludendoli consapevolmente dalla quotidianità della comunità. 

Vengono sapientemente riportate le logiche che accompagnano: la falsa percezione dell’ “invasione” straniera; lo stereotipo dello straniero che “ci ruba il lavoro”, che stupra le “nostre donne” come una bestia animalesca e che ci vuole imporre le proprie tradizioni. 

Fa da sfondo alla trama principale poi, il dramma del caporalato sempre trattato in chiave tragicomica.  

L’utilizzo dell’ironia nel trattare questa tematica, unita al fatto che a scrivere di caporalato in questi toni siano proprio due ragazzi che l’hanno vissuto in prima persona, rende la narrazione del tutto innovativa ed inaspettata e ci restituisce vividamente la grande resilienza e la tenacia che contraddistingue questi lavoratori. Ma ci fa riflettere anche sull’ipocrisia insita nelle coscienze di molti italiani che, sebbene non perdano occasione per denigrare gli immigrati e per sbandierare la tanto cara retorica del “devono tornarsene a casa loro”, non mostrano alcuna remora a sfruttarli per il loro proprio tornaconto economico, spesso ricorrendo a soprusi verbali e fisici affinché gli stessi rispettino le loro condizioni. 

Molto significativo è il passaggio in cui si tratta del diritto di cittadinanza per gli stranieri. Qui infatti traspare tutta la crudezza e l’amarezza – che gli autori fanno esprimere da Tomo – per un intero sistema che appare corrotto fino ai massimi vertici e che ha reso possibile e rende possibile il caporalato, nonostante vi siano leggi ad hoc volte a debellarlo, ma che fa di tutto per respingere ogni tentativo di richiesta di maggiori diritti, a parità di doveri – anche fiscali – con i cittadini italiani. 

Insomma, “Qua nessuno vede niente” può definirsi un vero e proprio esperimento ed è per questo che noi di Large Movements ne consigliamo a tutti la lettura. È infatti un esperimento narrativo in quanto i temi trattati sono della massima serietà e tutti noi siamo abituati a leggerne in un tono accademico, quasi pietistico. In questo romanzo Erald e Karla Ngjela invece, cercano di dargli un taglio nuovo nella speranza che cambiando i toni della narrazione e rendendola così maggiormente fruibile ed avvincente, il messaggio permei davvero nelle nuove generazioni contribuendo ad abbattere le barriere socio-culturali sulle quali ancora si basano le dinamiche di intere comunità sul territorio nazionale. 

Gli autori hanno pienamente dimostrato poi, che nonostante i torti subiti, nonostante l’ipocrisia dilagante, nonostante le disparità manifeste ed infondate, si può mantenere il sorriso e si può continuare a perseguire i propri sogni. Questo è un messaggio di speranza per tutti noi, chiamati a costruire un futuro migliore abbattendo dinamiche e credenze che poco rispecchiano la modernità. 

Noi di Large Movements vogliamo quindi ringraziare questi autori per il loro coraggio e per il loro esempio, mai banale ma sempre caratterizzato dall’ironia.  

“Qui nessuno vede niente” è la prova che spesso la migliore arma contro l’ignoranza ed il pregiudizio è proprio il sorriso e che è da questo che si deve partire per costruire una società che possa dirsi veramente e finalmente inclusiva.  

Non ci resta dunque che invitarvi a leggere il libro e lasciarvi trasportare in un viaggio alla scoperta – o riscoperta per alcuni – di un folklore popolare che spesso si dimentica e che invece tutti noi dovremmo conoscere così da poter migliorare la società in cui viviamo una volta per tutte. 

Qui il link per chi fosse interessato ad acquistarlo: https://shop.campimagnetici.it/home/78-qua-nessuno-vede-niente.html 

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Martina Bossi

Presidente Large Movements APS

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