Close

STORIE DI ESSERI UMANI: Jamali dall’Afghanistan

Storie di esseri umani - Jamali

Large Movements è lieta di presentarvi la nostra nuova rubrica: Storie di Esseri Umani.

Occupandoci di migrazione e di inclusione in ogni sua forma ed aspetto, ci siamo resi conto che nel nostro blog mancava la voce più importante di tutti: quella dei migranti.

Riteniamo infatti che il conoscere più da vicino le realtà di cui tanto si sente parlare nei telegiornali – purtroppo a volte senza molta cognizione di causa – è uno dei modi migliori per abbattere quelle barriere e quei pregiudizi sociali e culturali che, coscienti o meno, abbiamo tutti dentro.

In questa sezione avrete la possibilità di apprendere ed ascoltare le storie degli esseri umani che hanno vissuto in altri contesti, spesso completamente diversi da quelli ai quali noi occidentali siamo abituati. E proprio grazie a questa conoscenza, seppur “virtuale”, speriamo di trasmettervi quello che queste persone trasmettono a noi durante le interviste: la convinzione che, anche se diversi sotto tanti aspetti, gli esseri umani sono tutti accomunati dagli stessi bisogni basilari, dalle stesse necessità e dagli stessi sogni. E quelle diversità sono proprio i nostri punti di forza come razza umana, sono quelli che ci caratterizzano e che, quando entrano in armonia tra di loro, instaurano un cambiamento sociale e culturale del quale possono beneficiare tutte le realtà coinvolte.

L’efficacia di questo incontro tra esseri umani diversi è stato ampiamente dimostrato dai numerosi progetti di “Biblioteca Umana”  che si sono diffusi a macchia d’olio in tutta Europa negli anni. E non solo nel Vecchio Continente. Basti pensare a “The Humans of New York”, iniziato come esperimento sociale su Facebook e diventato occasione di confronto e di riflessione per migliaia di followers.

Questi format dimostrano come l’animo umano tende a rifiutare automaticamente ciò che non conosce proprio per il semplice e mero fatto che non lo conosce. Una volta superate le barriere iniziali (che possono essere derivanti da migliaia di fattori) però, quasi sempre ci si rende conto che il divario che si pensava incolmabile, nella realtà non esiste affatto.

Noi di Large Movements abbiamo quindi deciso di massimizzare l’impatto di un’esperienza che per molte persone è risultata profondamente segnate, trasportandola sul web. Questo permette a chiunque di poter essere raggiunti dalla storia di una persona, proprio perché i video online hanno la capacità di trasmettere un messaggio senza relegarlo ad un orario ed un posto specifico.

Il primo video con il quale vogliamo inaugurare questa nuova rubrica è quello di Jamali, con il quale abbiamo avuto modo di collaborare in passato e la cui storia può essere di ispirazione per noi tutti: a non farci sopraffare dagli eventi nonostante questi possano risultare difficili; a rivolgere sempre un sorriso accogliente alle persone nonostante quello che possano dirci o farci; a non darsi per vinti e combattere sempre per la speranza di un futuro migliore.

In questo video infatti, Jamali ci racconta la sua storia.

Jamali è nato in Afghanistan durante la guerra tra Russia e mujaheddin – finanziati dagli USA – che durò per ben 10 anni e distrusse il Paese e la sua società.

Aveva appena 40 giorni Jamali, quando la sua famiglia scappò dalla guerra e si stabilì in un campo profughi in Pakistan. E lì rimase fino a che non si diffuse la notizia del ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan. Fu allora che la famiglia decise di rientrare pensando che il Paese fosse ormai sicuro.

Il regime dei Talebani però instaurò una teocrazia che si fece sempre più feroce e che interpretava le scritture tipiche della religione musulmana in maniera radicale e fanatica.

Fu allora che Jamali fu costretto a lavorare per i Talebani e, dopo essersi rifiutato di portare a termine una missione che gli fu affidata perché non voleva contribuire ad uccidere i suoi simili, fu costretto a scappare nuovamente in Pakistan ed a nascondersi nel campo profughi dove aveva abitato da bambino. Lì studiò infermieristica e si specializzò nel campo delle vaccinazioni, lavorando con la Croce Rossa dell’Arabia Saudita e per vari ospedali nella zona in cui operava.

Quando l’America invase l’Afghanistan a seguito dell’11 settembre 2001 e rovesciò il regime dei Talebani, Jamali fece ritorno nel suo Paese. Data la sua esperienza, fu subito assunto dalla IMC – International Medical Corps – una ong che si occupa di educare i civili ed il personale sanitario così come di assisterli con ogni mezzo possibile per poter fornire assistenza sanitaria in zone in cui la stessa è al collasso.

Jamali inizia ad andare di villaggio in villaggio per somministrare vaccini alla popolazione Afghana. Fu così che dopo due mesi i Talebani – ancora fortemente presenti e supportati nel territorio – lo trovarono e lo rapirono, sottoponendolo a orribili ed atroci torture per più di 5 mesi.

Jamali non si spezza, anzi continua a sorridere ai suoi carcerieri e continua a pregare dal momento che i Talebani non rappresentano il vero Islam e Jamali lo sa bene.

Trascorsi i 5 mesi viene liberato con l’ordine di diventare una spia al servizio dei Talebani, che speravano così di sfruttare i suoi contatti con gli Americani presenti sul territorio Afghano.

Una volta liberato, ha avuto bisogno di tempo per riprendersi dalle torture subite – ci racconta che non riuscì nemmeno ad uscire dalla sua camera da letto per parlare con la sua famiglia all’inizio.

Nel frattempo, i Talebani si facevano sempre più pressanti, inviandogli lettere minatorie dove richiedevano di avere informazioni rilevanti sugli americani il più presto possibile. Una notte un ragazzo del villaggio di Jamali fu ucciso dai Talebani che lo scambiarono per lui.

Fu allora che capisce che non può più rimanere in Afghanistan ma nemmeno in Pakistan, dove i Talebani avevano infiltrati ovunque.

Decide quindi di pagare un trafficante e di intraprendere il viaggio verso l’Europa, sperando di poter essere tutelato data la sua storia.

Arrivare in Europa però non è stato così facile.

Ai nostri microfoni, Jamali ci racconta il viaggio che ha intrapreso. Ci racconta di, come una volta superato per la prima volta il confine tra Iran e Turchia, viene rapito e di come gli tornano alla mente i giorni in cui era prigioniero dei Talebani.

Ci racconta di come lo liberarono dopo due mesi dopo e solo perché riuscì a pagare ai suoi carcerieri il riscatto che chiedevano. Ci racconta di come i volti delle donne e degli uomini che erano intrappolati in quello stanzino sudicio con lui e che non avevano i soldi per pagare, lo perseguitano ancora di notte. E che purtroppo quelli non sono gli unici volti che “infestano” i suoi ricordi.

Una volta liberato infatti, riprende subito il viaggio per la Turchia ed arriva ad Idarna dove viene arrestato dalla polizia e trasportato su di un camion con altre persone in un luogo. Là furono fatti attendere per ore, senza che nessuno dicesse loro né dove si trovavano e perché. Solo dopo una lunghissima attesa la polizia gli comunicò che il Tribunale (appreso allora di essere stati seduti nel parcheggio del tribunale per tutto il tempo in cui veniva discussa la loro situazione, senza che nessuno li avesse nemmeno ascoltati e senza nemmeno sapere che era in corso un processo nei loro confronti) aveva deciso di respingerli nuovamente verso l’Iran.

Furono scortati al confine dai militari turchi che durante tutto il tragitto, li prendevano ad uno ad uno e rubavano loro tutti i loro averi. Jamali ci racconta che coloro che non avevano soldi con sé, venivano picchiati da quei militari fin quasi a lasciarli a terra esanime.

Arrivato in Iran, insieme ad un gruppo di altri migranti, Jamali inizia a cercare di trovare il modo di passare il confine senza imbattersi nuovamente nella guardia turca ma la polizia ed i militari iraniani erano stati avvertiti del loro arrivo dai colleghi turchi così la carovana viene nuovamente bloccata e gli viene intimato di tornare in Turchia sparandogli addosso.

Dopo altre numerose disavventure, che sarebbe stato impossibile mantenere in questo video, Jamali riesce ad arrivare in Grecia e capisce subito che le speranze di un futuro migliore in terra occidentale non si sarebbero realizzate così presto.

Ci racconta di come è stato maltrattato e picchiato dai militari greci, delle condizioni disumane del campo in cui viveva e della disperazione che lo colse e che lo fece reagire e mettersi in viaggio di nuovo. Si nasconde in un camion e parte alla volta dell’Italia, dove una volta arrivato fa richiesta d’asilo.

Jamali è uno dei tanti dublinanti, ossia di quei migranti che sono approdati in Europa, si sono mossi all’interno dei confini europei per cercare prospettive di vita migliore e vengono però rispediti indietro perché le loro impronte sono state raccolte e registrate in un altro dei Paesi Membri.

Jamali rischia quindi di essere rispedito in Grecia, dove la situazione non si era rivelata essere affatto meglio di quella riscontrata in Iran o Turchia.

Inizia allora per lui un calvario giudiziale durato 3 anni e mezzo, durante i quali ha presentato vari ricorsi di fronte a tutte le autorità competenti affermando che era scappato dalla Grecia per le condizioni disumane ed i trattamenti disumani e degradanti che ha subito (e come lui molti altri) ad opera dei militari greci. Ha prodotto molte prove tangibili delle sue affermazioni e finalmente il TAR accoglie il suo ricorso e conseguentemente la sua richiesta d’asilo.

Da quel momento un nuovo futuro si prospetta per Jamali, costretto a vivere per strada per tutto quel tempo. Nonostante fosse un senzatetto, voleva comunque continuare ad aiutare gli altri nella sua stessa situazione pertanto faceva il volontario presso il servizio su strada di MEDU (Medici per i Diritti Umani) e con loro iniziò ad avvicinarsi al mondo dell’intermediazione culturale.

Dal 2014 Jamali è ufficialmente iscritto all’albo dei mediatori interculturali accreditati ed attualmente sta studiando all’Università per imparare nuovi concetti che potrebbero essergli utili per aiutare altre persone che vivono situazioni simili alla sua.

Queste sono le tappe che hanno portato Jamali a vivere in Italia e ad essere la persona forte e solare che è. Il suo sorriso difficilmente si dimentica. In Italia abbiamo fortemente bisogno di quel sorriso e di quella determinazione. Ed il nostro compito in questa rubrica sarà quello di farveli conoscere uno per uno.

Non ci resta che augurarvi buona visione e darvi appuntamento alla prossima puntata di Storie di Esseri Umani 

Se ti è piaciuto l’articolo Condividici!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Leave a comment
scroll to top