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RITMIAMO VOL. 2: Alla scoperta della comunità Afghana

Ritmiamo ... con la comunità afghana

Ritmiamo ... con la comunità afghana

Lo scorso Sabato 25 Gennaio 2020 ha avuto luogo il secondo incontro facente parte del ciclo di eventi “Ritmiamo” di cui ci eravamo già occupati in un nostro precedente articolo.

Questa volta ad ospitare ed animare Ritmiamo è stata la comunità Afghana che, attraverso gli interventi di alcuni suoi rappresentanti, le sue musiche ed il cibo, ci hanno fatto conoscere più da vicino la loro realtà quotidiana e le loro tradizioni.

Quello che sin da subito è emerso è un grande senso di appartenenza e di coesione sociale che ha caratterizzato sia coloro che sono intervenuti sia coloro che hanno semplicemente partecipato all’evento.

Alcuni degli interventi sono stati fatti in entrambe le lingue – italiana e pashtu, ossia la lingua che si parla in Afghanistan – ed è stata recitata anche una poesia in lingua originale, così da far apprezzare a tutti coloro che non facevano parte della comunità Afghana la musicalità e complessità del loro linguaggio.

Guarda il video del Secondo appuntamento di RitmiAmo:

A proposito di musicalità poi, degna di nota è la partecipazione a Ritmiamo di Maisam Wardak – musicista Afghano di fama internazionale – che ha suonato i suoi cavalli di battaglia mentre gli Afghani presenti ballavano le danze tipiche del loro Paese, in un turbinio di volteggi e salti che catturava lo sguardo dell’osservatore.

La comunità ha poi pensato anche ai più piccoli. In un’altra sala infatti, è stato proiettato un cartone animato che spiegava la cultura Afghana utilizzando un linguaggio facilmente comprensibile dai più piccoli, dando prova della grande voglia di integrazione che ha caratterizzato tutta la giornata.

Sul palco poi, si sono succeduti tanti personaggi peculiari: ciascuno con la loro storia e con i loro consigli per gli altri membri della comunità che erano venuti ad assistere all’evento.

Tanti i mediatori culturali che si sono susseguiti sul palco e che ci hanno raccontato di come siano arrivati in Italia come rifugiati, di come abbiano vissuto per un periodo da senza tetto alla stazione Ostiense e di come, una volta appresa la lingua italiana, abbiano iniziato il loro percorso di integrazione che li ha poi condotti a diventare mediatori culturali e ad aiutare altri Afghani in difficoltà.

Durante l’incontro di Ritmiamo inoltre, è emersa l’importanza cruciale che la stazione Ostiense ha avuto per la comunità Afghana, specie fino al 2015. Questa infatti era la stazione di arrivo dei rifugiati dai vari hotspot nazionali e quella di partenza per andare in altre nazioni europee. Qui la comunità si ritrovava e si scambiava informazioni utili per la prosecuzione del viaggio. L’importanza dello snodo ferroviario però è venuto meno dal 2015, quando cioè gli Afghani hanno iniziato ad essere bloccati nei campi profughi delle isole greche senza possibilità di proseguire il proprio viaggio.

Tutti quanti poi hanno sottolineato l’importanza di conoscere la lingua italiana e lo hanno fatto in entrambe le lingue dal momento che, per loro stessa ammissione, molti degli Afghani in Italia ancora non hanno capito la potenza di quest’ “arma” per accelerare il processo di integrazione e conseguentemente migliorare le loro condizioni di vita.

Significativo in tal senso è stato l’intervento di un Colonnello dell’Esercito Afghano il quale ha dichiarato di essere arrivato in Italia proprio per studiare e portare la nostra cultura e la nostra lingua in patria così da iniziare il processo di integrazione già nella loro terra d’origine – dal momento che è ancora lunga la strada per la pacificazione del Paese, quindi molte altre persone scapperanno da esso.

Citazione a parte poi, la merita l’intervento di Syed Hasnain presidente dell’associazione UNIRE – Unione Nazionale Italiana per i Rifugiati e gli Esuli.

Tale associazione è la prima e tutt’ora unica nel suo genere in quanto si propone una mission tanto complicata quanto essenziale. Lo scopo di UNIRE infatti è quello di far entrare nel dibattito politico sulle riforme al sistema d’accoglienza proprio chi quel sistema lo vive sulla propria pelle e quindi sa quali siano le sue falle e potrebbe avere delle proposte concrete – e non meramente burocratizzate – su come cambiare in positivo “le carte in tavola”.

Come giustamente sottolineato da Syed Hasnain inoltre, per avere più peso negoziale e per abbattere ogni forma di discriminazione i rifugiati e gli esuli non devono dividersi in base alla propria appartenenza ad un determinato gruppo etnico bensì devono fare fronte comune ed unire le forze per far sentire la loro voce.

In definitiva, il messaggio che la comunità Afghana ha voluto lanciare con questa iniziativa è quello di favorire l’integrazione attraverso la mediazione culturale – l’unica in grado di far breccia in una comunità a tratti chiusa come questa a causa di anni ed anni di guerre e quindi di una crescente sfiducia nel genere umano – e di promuovere, anche se a distanza, iniziative di pace e di riforma della società Afghana, riportandola ad i valori e le tradizioni che la caratterizzavano in tempo di pace (ormai più di quaranta anni fa) e che aveva reso la nazione una delle più similari all’Occidente.

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Martina Bossi

Presidente Large Movements APS

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