Close

ESTRATTI DI LABORATORIO: Un approccio all’Africa da prospettive diverse

Africa

Africa

Il 21 Gennaio 2020 siamo stati invitati dall’associazione Kel’Lam per parlare dell’africa e partecipare ad un incontro organizzato in collaborazione con il CIDIRoma, nell’ambito del progetto “Riparlare di Storia”.

Nello specifico il titolo dell’incontro – e la conseguente tematica trattata – era La storia dell’Africa è un semplice epifenomeno culturale costituito dall’Occidente? Dove e come individuare gli elementi di preistoria di una sua storia peculiare? Testimonianze, cristallizzazioni e pregiudizi.

L’intento dell’incontro quindi, era quello di fornire nuove chiavi di lettura in merito alla religione, alla lingua, all’astronomia ed alla storia Africana così da contribuire a diffondere un nuovo senso di riscatto della comunità Africana.

Lungo e difficoltoso infatti è il processo di “revisionismo storico” che deve necessariamente essere portato avanti dal momento che la storia dell’Africa che conosciamo oggi è quella che ci è stata tramandata dai nostri antenati, costellata quindi di pregiudizi ed ignoranza delle tradizioni più ancestrali che sono alla base di tanti riti e che, all’occhio dell’uomo Occidentale, ancora non hanno una spiegazione.

Dal momento che l’argomento era troppo vasto per essere esaurito in un unico incontro e che ogni comunità Africana ha le proprie tradizioni e culture – alcune che differiscono abbondantemente tra loro – il presidente dell’associazione Kel’Lam, nonché esperto in didattica interculturale, Ndjock Ngana si è focalizzato sull’etnia Bàsa del Camerun. Tale etnia, oltre ad essere quella di appartenenza del relatore – il quale appartiene ad una famiglia di patriarchi – permette di esaminare anche il fenomeno delle migrazioni interne in quanto appartenenti all’etnia Bàsa si trovano in Etiopia, Kenya, Mozambico, R.D. Congo, Congo, Nigeria, Togo, Sierra Leone, Senegal e Burkina Faso.

Anzitutto è stato spiegato cosa si intende effettivamente per Patriarca. Contrariamente a quanto l’immaginario collettivo Occidentale può aspettarsi infatti, la figura del patriarca africano non ha nulla a che vedere con una netta distinzione di ruoli – e quindi di potere – tra uomo e donna all’interno della società.

Patriarca infatti, è la persona deputata a conservare la cultura e la tradizione Africane. Questo ruolo non può essere attribuito a tutti; tale riconoscimento non è automatico neanche qualora tutti i propri antenati siano stati patriarchi. Per stabilire se un determinato soggetto possa effettivamente ricoprire un ruolo così prestigioso, spiega Ndjock Ngana, ne si osservano i comportamenti sin da piccolo. Se il bimbo dimostra di essere pacato e disciplinato ha buone chance di essere riconosciuto patriarca da grande ma, viceversa, se il bimbo tende a non rispettare le regole (anche se per puro divertimento) allora la comunità non lo riterrà adatto a ricoprire tale ruolo.

Dalla rigorosità del loro processo di selezione quindi, si può dedurre che i patriarchi siano una figura essenziale per la società Africana. Dal momento che non vi sono tracce scritte in cui gli Africani raccontano la loro storia (tutti i libri ed i trattati sull’Africa, nei secoli, sono stati scritti da Occidentali che si recavano nel Continente Nero per fini commerciali o colonizzatori), i patriarchi sono gli unici custodi del sapere millenario e diversificato del Continente.

La cultura Africana infatti si è sempre trasmessa quasi esclusivamente oralmente attraverso i racconti dei patriarchi e dei girot (ne abbiamo parlato qui ), come si è visto, oppure attraverso i riti – religiosi o meno – che caratterizzano ciascuna tribù Africana, anche la più piccola.

Come Occidentali, siamo propensi a giudicare questi rituali grezzi e primitivi perché sono fortemente connessi alla terra ed ai fenomeni naturali ma nella realtà, se li osservassimo con il giusto occhio, ci accorgeremmo che celano una profonda conoscenza non solo della storia del mondo ma anche, e sorprendentemente, dell’astronomia. La sorpresa in questo caso sta nel fatto che tali rituali risalgono a centinaia di secoli fa e quindi provano che gli Africani erano a conoscenza di alcune nozioni riguardanti il movimento dei pianeti e delle stelle ancor prima del Mondo Occidentale. E’ facile capire perché per secoli tali conoscenze quindi, non siano state esplorate: voleva significare ammettere che le teorie diffusesi dal XVII°-XVIII° secolo sull’inferiorità del popolo Africano non avevano la benché minima base storico-scientifica.

A riprova di questa affermazione, è stato riprodotto il documentario “Il mistero dei Dogon” (una delle più antiche tribù Africane, residenti in Mali e facenti parte del grande gruppo etnico dei Bambara – che vuol dire “gente che conosce il cielo”). Nel filmato, esperti di cultura Africana dell’Università di Cambridge spiegavano come erano riusciti a guadagnarsi la fiducia di uno dei membri più anziani dei Dogon, il quale li mise a parte dei tanti segreti che la sua comunità conosceva.

Fu allora che gli studiosi fecero la scioccante scoperta che i Dogon già dalla preistoria avevano osservato la stella Sirio – l’esistenza della quale in Occidente fu svelata alla fine del 1800 – e che molti dei loro rituali erano legati ad essa. Lo studio di questi rituali quindi, potrebbe portarci a nuove rivelazioni in campo astronomico.

Interessante è stata poi la visione del documentario dello storico inglese Basil Davidson intitolato “La storia dell’Africa”, il quale ha illustrato il problema e le relative conseguenze del disprezzo subito dall’Africa nera nella storia. Talmente tanti erano i pregiudizi – ed i vantaggi economico-commerciali che ne ricavavano i popoli Occidentali nell’alimentarli – che solo negli anni più recenti si è iniziato ad adottare un approccio oggettivo, ma la strada verso la verità e la revisione della storia in chiave obiettiva è ancora lunga e tortuosa.

Durante la lezione poi, sono state toccate tante altre tematiche e tutte molto vaste: si è parlato della lingua scritta Africana, del rapporto con la religione e della religione in sé (interessante è la statuizione che in Africa ciascuna tribù crede in un unico Dio solo che lo stesso si può manifestare in varie forme, contrariamente all’immagine diffusissima di un Africa politeista e pagana), del concetto di tempo e della piaga delle migrazioni interne che, ancor più che le migrazioni verso i Paesi Occidentali dell’ultimo secolo, hanno contribuito alla perdita di importanti tradizioni e di parte della storia Africana – conseguenze atroci, coadiuvate dalle numerose colonizzazioni che hanno interessato l’Africa sin dalla nascita dell’Impero Ottomano.

In conclusione, un articolo non basta a riassumere quanto emerso in questo stimolantissimo incontro ma chiunque sia interessato a scoprirne di più questo Sabato 1° Febbraio, presso la sede dell’associazione Kel’Lam, si terrà una nuova lezione per approfondire altri aspetti della storia dell’Africa. Troverete tutte le informazioni nel nostro evento Facebook (clicca qui ).

Il partecipare ad incontri come questi, dove figure di spicco della comunità Africana e che sono grandi depositari del sapere e delle tradizioni come Ndjock Ngana, è fondamentale in quanto è solo ricercando informazioni sulla vita ed i valori che hanno portato i popoli Africani a fare determinate scelte per creare eventi storici è fondamentale per fare finalmente della storia dell’Africa, la storia degli Africani ed evitare che la stessa rimanga invece la storia degli stranieri in Africa.

Ti è piaciuto l’articolo? Condividici!

Presidente Large Movements APS

One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

One Comment
scroll to top